CAGLIARI.Gli invasi dell'Isola chiudono la stagione estiva con un bilancio positivo, registrando una capacità complessiva pari al 66,56% del volume invasabile. Con quasi 1.230 milioni di metri cubi d'acqua residua, il patrimonio idrico sardo segna un incremento del 57% rispetto allo stesso periodo del 2025, attestandosi tra i dato più confortanti del Mezzogiorno insieme ai bacini della Capitanata in Puglia.
I numeri diffusi dall'Anbi (Associazione Nazionale Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue) mettono in luce il ruolo delle infrastrutture di accumulo per contrastare i picchi di siccità e gestire le riserve strategiche della regione.
"I dati sulla situazione idrica nel Meridione d’Italia confermano la fondamentale utilità dei bacini, capaci di trattenere l’acqua, quando arriva per utilizzarla, quando serve", dichiara Massimo Gargano, direttore generale di Anbi. "Oggi sono necessari soprattutto al Centro Nord, gravemente carente; ma non basta. Vanno ovunque accompagnati da schemi idrici per l’utilizzazione della risorsa idrica sui territori, realizzando le necessarie infrastrutture idrauliche. Sono le strade dell’acqua e come tali devono essere considerate strategiche per il futuro dei territori, destinando le necessarie risorse. I nostri progetti sono a disposizione del Paese; alla politica chiediamo le indispensabili scelte per concretizzarli".