CAGLIARI. La Sardegna tra le regioni più colpite dai fenomeni di illegalità ambientale che colpiscono mare e coste. L'Isola è stata vittima di 1356 reati contro mare e coste nel 2025 ed è terza per numero di illeciti amministrativi. L'inquinamento rappresenta la principale forma di illegalità sull'ambiente per le coste dell'Isola. È quanto emerge dalla ventottesima edizione del report “Mare Monstrum” di Legambiente, elaborato su dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto lungo 15 regioni e 61 province costiere.
Secondo il rapporto, nel 2025 nell'Isola sono stati accertati 1.356 reati. A questi si aggiungono 4.556 illeciti amministrativi accertati lungo il litorale. L'isola occupa così il settimo posto nella classifica nazionale dei reati, ed il terzo posto per sanzioni amministrative contro mare e coste. A guidare la classifica regionale è ancora una volta l'inquinamento, con 539 reati accertati, che collocano la Sardegna al quinto posto nazionale per questa tipologia di illecito. Tra gestione illegale dei rifiuti, scarichi non autorizzati e criticità dei sistemi di depurazione, il mare continua a essere il principale recettore di pressioni che mettono a rischio la qualità ambientale delle coste e delle acque marine. Nel corso del 2025 sono state denunciate 799 persone, effettuati 79 sequestri e contestati 296 illeciti amministrativi per un valore economico delle sanzioni superiore a 9,5 milioni di euro. Dati che dimostrano, ancora una volta, l'importanza di una gestione efficiente ed un controllo capillare del ciclo di gestione dei rifiuti e della depurazione. Bisogna procedere con la costruzione e l’adeguamento dei sistemi fognari e di depurazione per aumentarne il potenziale di circolarità, migliorando in generale l’intero sistema di gestione, integrando il ciclo idrico (collettamento fognario e depurazione) con quello dei rifiuti (gestione fanghi di depurazione).
Subito dopo si colloca il fenomeno dell'abusivismo edilizio costiero, nel quale l'isola balza dall'undicesimo al sesto posto nella graduatoria nazionale, con 358 reati.
La pesca illegale rappresenta la terza emergenza ambientale marina nell'Isola, con 252 reati accertati, 375 illeciti amministrativi e oltre 14 tonnellate di prodotto ittico sequestrato. Nel corso dell'ultimo anno l'attività di controllo delle Capitanerie di porto ha interessato anche l'intera filiera commerciale, portando al sequestro di prodotti privi di tracciabilità e all'individuazione di strutture non conformi alle norme
sanitarie e ambientali.
"I dati di Mare Monstrum 2026 dimostrano che la tutela del mare non può essere data ancora per scontata – dichiara Marta Battaglia, la Presidente di Legambiente Sardegna. Le coste e il mare della Sardegna
rappresentano un immenso capitale ambientale, sociale ed economico, parte integrante dell'identità dell'isola, e va preservato e curato con efficacia e mezzi adeguati. L'estate appena passata indica la necessità di rafforzare il sistema delle regole, dei controlli e delle sanzioni a mare, soprattutto nelle aree protette, per evitare che la fruizione turistica si trasformi in un danno irreversibile per l'ambiente".
"In Sardegna permane una pressione significativa legata all'inquinamento, all'abusivismo edilizio e alla pesca illegale – aggiunge Giorgio Querzoli, Responsabile scientifico di Legambiente Sardegna –, inaccettabile per una regione che vuole vantare la qualità ambientale e paesaggistica come suo fiore all'occhiello. È necessario proseguire con determinazione nel contrasto agli scarichi illegali e nel percorso di risoluzione delle criticità residue nella depurazione. Bisogna anche contrastare ogni forma di occupazione illegale del demanio marittimo, come ci ricordano i recenti sequestri effettuati dalla Guardia costiera a Palau e Castiadas, e investire sulla tutela della biodiversità marina. Proteggere le coste significa difendere il capitale naturale dell'Isola e una delle principali risorse economiche della Sardegna".