PORTOVESME. Enel di Portovesme decide di affidare a imprese della penisola gli appalti per le lavorazioni della fermata impianto in programma dal prossimo 6 ottobre per dieci settimane: ed ecco che esplode la protesta dei metalmeccanici nello stabilimento. L'esito dell'assemblea dei lavoratori, promossa da Fiom, Fsm e Uilm, punta a nuove mobilitazioni contro quella che i sindacati definiscono "uno schiaffo al territorio e alla crisi quotidiana" del Sulcis-Iglesiente.
Pur non mettendo in discussione la formale legittimità delle assegnazioni, le sigle di categoria denunciano l'impatto sociale della scelta in un bacino industriale già stremato dalle vertenze ex Alcoa, Portovesme srl ed Eurallumina, che vede centinaia di addetti dell'indotto in attesa. La decisione di far arrivare manodopera ed esecutori da fuori regione vanificherebbe, secondo le organizzazioni sindacali, la possibilità di offrire uno sbocco occupazionale, seppur temporaneo, alle maestranze locali, proprio mentre si intensificano i confronti con Confindustria e l'assessorato regionale del lavoro per i piani di formazione e riqualificazione.
Accanto all'aspetto occupazionale, le rappresentanze dei lavoratori sollevano forti perplessità sul fronte della sicurezza, paventando rischi legati alla scarsa conoscenza degli impianti da parte delle ditte esterne. Per questa ragione si chiede l'attivazione immediata di un tavolo permanente tra i responsabili del servizio di prevenzione e protezione (Rspp) e le rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza (Rls) diretti e indiretti.
Fiom, Fsm e Uilm addebitano la responsabilità della situazione alla governance di Enel e alle associazioni datoriali, chiamando in causa anche la giunta regionale a seguito degli impegni assunti dalla presidenza durante l'ultimo sciopero di categoria a Cagliari. I sindacati sollecitano infine la convocazione urgente di un tavolo unitario tra Cgil, Cisl e Uil prima dell'avvio dei cantieri previsto per il 6 ottobre.