Culture

A Selargius "Primavera a teatro" con il Cada Die

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SELARGIUS. Calato da poco tempo il sipario su Capitani Coraggiosi, Cada Die Teatro ritorna con la mini-rassegna PRIMAVERA A TEATRO, titolo ancora significativo, che richiama il senso di rinascita, di speranza e ripresa, in generale e per il mondo dello spettacolo dal vivo. Sarà di nuovo il Teatro Si ‘e Boi di Selargius a ospitare il cartellone degli spettacoli in scena dal 1 al 22 aprile, tre serate che prendono il via venerdì 1 aprile, alle 21, con RIVA LUIGI ’69 ’70. CAGLIARI AI DÌ DELLO SCUDETTO. Il monologo di e con Alessandro Lay (luci e suono sono di Giovanni Schirru, il progetto sonoro di Matteo Sanna, le scene di Mario Madeddu, Marilena Pittiu, Matteo Sanna, Giovanni Schirru, l’organizzazione di Tatiana Floris), che, fin dal suo debutto, ha ricevuto consensi convinti da pubblico e critica, è dedicato a un’icona della storia, non solo sportiva, di Cagliari e dell’intera Sardegna: Gigi Riva, che è stato e rimane un mito del calcio nazionale, e non solo. Gianni Brera - come è noto - soprannominò quel campione, arrivato giovanissimo da Leggiuno nell’Isola, “Rombo di tuono”, per la sua potenza, l’ardore agonistico e le eccellenti capacità di goleador.

Pier Paolo Pasolini, grande appassionato di calcio, scriveva: “Il gioco del football è un ‘sistema di segni’; è, cioè, una lingua, sia pure non verbale. La sintassi si esprime nella ‘partita’, che è un vero e proprio discorso drammatico. Ci può essere un calcio come linguaggio fondamentalmente prosastico e un calcio come linguaggio fondamentalmente poetico... Riva gioca un calcio in poesia”. “Nel 1970, quando il Cagliari divenne campione d'Italia, io avevo 8 anni”, scrive nelle note di presentazione Alessandro Lay. “Non ricordo molto dello scudetto, ma ricordo come era la città, come ci vestivamo, come ci appendevamo ai tram per non pagare, l'album della Panini e le partite 'a figurine' sui gradini della scuola elementare. Ricordo il medagliere, con i profili dei giocatori del Cagliari sulle monete di finto, fintissimo oro da collezionare. E ricordo vagamente un ragazzo schivo, a volte sorridente, che guardava sempre da un'altra parte quando lo intervistavano. Un ragazzo che puntava i pugni in terra e si faceva tutto il campo correndo ogni volta che segnava un gol...”.

Prima dello spettacolo, nel foyer del Teatro Si ‘e Boi sarà possibile visitare una mostra, allestita dal "Museo Rossoblu... e non solo" di Quartu, con i più importanti cimeli di Gigi Riva, con le maglie, i quadri, le foto e altri pezzi selezionati per l’occasione.


UN AMLETO DI TROPPO è il titolo dello spettacolo in scena venerdì 8 alle 21, esito del laboratorio teatrale Il Mestiere dell'Attore diretto da Alessandro Lay, su testi tratti dalle opere di Muller, Shakespeare, Testori e Laforgue. “Amleto è ancora vivo. Vaga per il mondo con la sua domanda ossessiva, da 500 anni circa non fa che interrogarsi se sia meglio vivere o morire e intanto non si decide. Nel frattempo il castello di Elsinore è oramai un Centro di Salute Mentale, Amleto è in terapia da chissà quanto ma non sembra che la cosa giovi né a lui né alla sua povera madre Gertrude che non sa più che fare: il figlio è schizofrenico in preda a doppia, tripla, quadrupla personalità, continua a fissarsi sui suoi drammi, dolori e sofferenze per 'sto padre (parla pure con il suo fantasma) assassinato e intanto lui uccide tutto quello che gli sta intorno per distrazione, menefreghismo, disinteresse a tutto ciò che non sia lui stesso. Misogino. Dispotico. Antipatico. Assai. E però poi c'è quella famosa domanda, a cui ancora nessuno è riuscito a rispondere dopo 500 anni circa, quella famosissima domanda che non faremo, tanto la conoscono tutti, quella famosissima domanda che si pianta come un chiodo nel cervello e non ne esce più”.

Sul palco Ambra Angelini, Giada Angioni, Giovanni Corda, Livio Duce, Paolo Fenocchio, Doriano Ferrari, William Lenti, Rita Martinelli, Manuela Meloni, Patrizia Mura, Milena Olla, Barbara Piras, Pierandrea Raccis, Daniela Scotto (luci: Giovanni Schirru; suono: Matteo Sanna; consulenza costumi: Francesca Pani; scene e allestimento: William Lenti, Giovanni Schirru; contributi ai testi e alla drammaturgia: Manuela Meloni, Patrizia Mura, Barbara Piras, Giuseppe Piselli, Daniela Scotto).

In chiusura, dopo la pausa pasquale, venerdì 22 aprile, sempre alle 21, torna sul palco PESTICIDIO, lo spettacolo di Pierpaolo Piludu e Andrea Serra che affronta l’attuale e delicato tema dell’ecosostenibilità e che ha già ricevuto ampi consensi di pubblico e critica. Intenso protagonista è lo stesso Piludu, la voce fuoricampo è di Lia Careddu, la regia di Alessandro Mascia, il disegno luci di Giovanni Schirru (realizzazioni sceniche di Marilena Pittiu e Mario Madeddu, con la collaborazione di Franzisca Piludu, documentazione video di Andrea Mascia, consulenza scientifico/poetica di Daniela Ducato, Luigi Usai, Giampietro Tronci, organizzazione di Tatiana Floris).

Bachisio è un uomo buono, semplice, fortemente legato alla sua terra. Insieme a sua moglie, Maria Grazia (a cui regala la voce Lia Careddu), e a suo figlio, come tanti altri contadini sta lottando contro una grande impresa, “Bentulare”, che ha acquistato enormi appezzamenti di terreni in tutta la Sardegna per coltivarli in maniera intensiva. Il figlio Michelangelo, laureato in agraria, da anni cerca di coniugare le antiche conoscenze agricole dei suoi nonni con la ricerca scientifica e la produttività, in un contesto di grande rispetto per la natura.

Bachisio, però, sta vivendo giorni di grande dolore… Qualche settimana prima, insieme al figlio aveva chiesto con insistenza, ma inutilmente, ai responsabili di “Bentulare” di non irrorare con pesticidi i campi attigui ai loro per non inquinare le produzioni biologiche. Il racconto dell’anziano contadino si fa, via via, sempre più intenso e diventa una dichiarazione d’amore alla giustizia, alla Terra e all’amore stesso.