Culture

"Gap", al teatro di Is Mirrionis lo spettacolo sul gioco d'azzardo patologico

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CAGLIARI. È un focus sulla vita “esplosa” di un giocatore di videopoker lo spettacolo del Teatro del Segno, intitolato “Gap: Gioco d'Azzardo Patologico - rovinarsi è un gioco”, ideato, scritto, diretto e interpretato dall'attore e regista Stefano Ledda in scena venerdì 15 novembre alle 21 al TsE in via Quintino Sella nel cuore di Is Mirrionis a Cagliari per un appuntamento (fuori abbonamento) sotto le insegne della stagione di "Teatro senza quartiere" 2019-2020 organizzata dal Teatro del Segno.

Una storia emblematica su una delle nuove forme di “dipendenza”, una vera e propria patologia ossessivo-compulsiva - o meglio un disturbo del controllo degli impulsi riconosciuto e descritto nel "Diagnostic and statistical manual of Mental Disorders" - che trasforma il sottile brivido del rischio in una droga.

Gap” evoca fin dal titolo (acronimo di “gioco d'azzardo patologico) il dramma personale delle vittime del demone del gioco, imprigionate nel terribile meccanismo che le induce a tentare più e più volte la fortuna, con il desiderio spasmodico di vincere, ma in fondo quasi con la segreta speranza di “perdere” per avere la giustificazione del doversi “rifare” e dunque giocare, e giocare ancora. La pièce offre un'intensa e amara testimonianza su come un innocuo passatempo possa distruggere un'esistenza, insinuandosi a poco a poco nei pensieri fino a diventare un'idea fissa, che cancella tutto il resto.

Il protagonista – un giovane uomo felicemente fidanzato e in procinto di sposarsi – vede infrangersi a poco a poco i suoi sogni, divorati dalla passione irresistibile per le combinazioni di segni e numeri che sanciscono la buona, o cattiva fortuna: inseguendo una vittoria irraggiungibile, finisce con il perdere amicizie e affetti, e la stima di sé. La pièce punta i riflettori sui rischi della dipendenza da gioco d'azzardo – e sulle ricadute sociali del diffondersi dell'abitudine e attitudine a cercare in un “Gratta e Vinci” o nel poker online la soluzione ai problemi del quotidiano, o anche semplicemente il sottile brivido di una sfida alla (buona) sorte.

Le azioni e le scelte dei singoli infatti si riverberano sulla comunità: se il protagonista di “Gap” inizia il suo viaggio agli inferi in solitudine, dapprima minimizzando e celando la sua particolare predisposizione all'azzardo, poi contraendo dei debiti per mascherare le perdite, il suo comportamento inciderà non solo nei rapporti con familiari e amici – e con il datore di lavoro e i colleghi. Spesso per far fronte agli impegni i giocatori finiscono nelle mani degli usurai o addirittura giungono a commettere atti criminali – ad esempio indebite sottrazioni di denaro – con l'unico fine di continuare a giocare, rilanciando con un posta sempre più alta che dovrebbe coprire ammanchi e perdite, di fatto aggravando sempre più la propria posizione.

Un dramma privato che si consuma nella mente di un giocatore – con precedenti illustri, da “Il giocatore”, celebre romanzo di Fëdor Dostoevskij, a “La donna di picche” di Aleksandr Puškin oltre alle tante “variazioni sul tema” nelle pellicole cinematografiche, da “Casinò” di Martin Scorsese a “Hard Eigh” di Paul Thomas Anderson, a “L'uomo della pioggia”di Francis Ford Coppola – prigioniero di una ossessione ma le cui conseguenze coinvolgono e travolgono anche le persone che lo circondano, con esiti catastrofici.

 
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