TEMPIO. Si è concluso con una condanna a 2 anni e 4 mesi di reclusione il processo al tribunale di Tempio Pausania a carico di Elda Maria Grazia Verbale, la badante imputata di abbandono di persona incapace dopo la scomparsa e la morte dell'anziana Silvana Gandola.

La giudice, Federica Distefano, ha inflitto una pena superiore rispetto alla richiesta formulata in aula dal pubblico ministero, la dottoressa Michela Aucone, che aveva sollecitato una condanna a 1 anno e 1 mese. I fatti risalgono al 28 marzo 2021, quando l'anziana di 80 anni, affetta da Alzheimer, era scomparsa durante una passeggiata nella spiaggia di San Silverio, nel comune di Aglientu.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, la donna, formalmente incaricata di assisterla e custodirla dietro compenso, l'aveva abbandonata a se stessa consentendole di allontanarsi fino a far perdere le proprie tracce. I resti ossei e gli effetti personali della vittima vennero poi rinvenuti da un cacciatore nel gennaio 2022 in località Tarraolta, sempre ad Aglientu, e l'appartenenza dei resti fu confermata dagli accertamenti biomolecolari del Ris carabinieri di Cagliari nel febbraio 2023.

Nel corso della seduta conclusiva, l'imputata – assistita dall'avvocato Antonio Mencobello del foro di Torino – è stata difesa per le repliche dall'avvocato Giuseppe Angotta del foro di Tempio. La parte civile Laura Rizzi, figlia della vittima e rappresentata dall'avvocato Roberto Francesco Rotella del foro di Torino, è stata sostituita per la discussione dall'avvocato Maria Filomena Marras del foro di Nuoro. Il giudice ha disposto la condanna dell'imputata al pagamento delle spese legali, rigettando la richiesta di una provvisionale. Ok al risarcimento dei danni, che dovranno essere quantificati in una separata sede civile. Il termine per il deposito delle motivazioni della sentenza è stato fissato in 90 giorni.

L'avvocato Gianfrancesco Piscitelli che ha seguito il caso sin dalla scomparsa sia come presidente di Penelope Sardegna che come avvocato, ha detto dopo la sentenza "Sono soddisfatto per tutti i casi simili che con Penelope viviamo. finalmente è stata affermata la responsabilità di chi ha in custodia ed assistenza una persona che evidentemente non va lasciata a se stessa. Troppo facilmente ci si prende impegni e si garantisce esperienza e capacità e poi ci troviamo difronte a scomparse il più delle volte mai risolte e questo purtroppo anche per allontanamenti da strutture. Almeno questa di oggi è un punto fermo. Resta comunque il mistero su un caso che per noi ha possibilità di divenire un cold case per la vera verità". 

La figlia Laura Rizzi, medico anestesista ad Asti: "Non è la condanna della Verbale che può restituirmi mia madre. Ho lottato e credetemi, lotterò ancora, la scomparsa e morte di mia madre presenta tante domande rimaste senza risposta e quelle risposte continuerò a cercarle, lo devo a mia madre "