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CAGLIARI. Sono le 23 di una domenica afosa di luglio e al San Francesco di Nuoro un paziente che arriva al pronto soccorso in codice azzurro può dover attendere più di 10 ore e mezza prima di essere visitato. Succede lo stesso anche in altri ospedali, dal Giovanni Paolo II di Olbia al Policlinico di Monserrato, dove chi dopo il triage ha lo stesso codice si trova a dover fare anche 11 ore di attesa. Questo, almeno, è il tempo “massimo” indicato dal “Monitor pronto soccorso” di Sardegna Salute, che si aggiorna in tempo reale e racconta ciò che da mesi viene confermato da chi nei servizi di emergenza-urgenza, per un motivo o per un altro, ha dovuto passare una o più notti. Medici e infermieri che fanno i salti mortali per coprire tutti i turni, pazienti in attesa per ore e rassegnati a quella che sembra essere diventata ormai la normalità.
Il personale sanitario nell'Isola sembra in un "fronte di guerra" (non da oggi, ma da tempo) e a Nuoro, nelle ultime settimane, alcuni pazienti hanno raccontato attraverso alcune segnalazioni arrivate alla nostra redazione che la situazione non è di certo ideale, in particolare per i bambini, "costretti ad attendere nella stessa sala insieme agli adulti" - ci segnala un papà del Nuorese - da quando il pronto soccorso pediatrico non è più attivo. E in un'altra segnalazione si legge: "Stringe il cuore vedere una bambina addormentata sulle sedie di una sala d'attesa". Tutti quindi, grandi e piccoli, passano dallo stesso accesso (anche se i bambini hanno sempre a disposizione il loro team pediatrico, ha assicurato già mesi fa l'Asl, e in base alle urgenze viene data loro la priorità), ma i disagi, secondo alcuni, sarebbero aumentati. Basti pensare anche solo alla situazione: una bimba di 3 o 4 anni, per esempio, che vede accanto a lei, in attesa, adulti che soffrono.
Pochi giorni fa secondo la denuncia di un paziente che si trovava al pronto soccorso la situazione sarebbe stata questa: "Una bambina, che vomitava nel cestino, la madre bussava per farsi accettare. Un giovane ferito ad un braccio per un incidente, che dopo ore se n'è andato senza che lo visitassero. E noi, zitti che osservavamo".
Che i pronto soccorso nell'Isola siano in affanno lo ha ammesso di recente anche la presidente della Regione Alessandra Todde, subito dopo lo stop alla proroga dei contratti dei medici gettonisti che lavoravano nei servizi di emergenza-urgenza di tutto il territorio regionale. Presidente (e anche assessora alla Sanità) che però nei giorni successivi ha anche dichiarato che con la soluzione trovata dalla Regione ( l'albo unico regionale e il sistema di turni che coinvolge anche medici delle stesse Asl) le cose starebbero andando persino meglio di un anno fa. Ma ciò che racconta chi gli ospedali li frequenta spesso è diverso: se il sistema sta reggendo, in questo periodo, è solo grazie al personale sanitario che accetta turni spesso massacranti pur di evitare che si arrivi al collasso.










