CAGLIARI. "Il problema non è di sicurezza, semmai di disagio, e quindi di necessità di maggior ascolto. Oggi non c'è quell'ascolto che ci dovrebbe essere in una generazione che fa fatica a conformarsi ad un modello in cui sono gli stessi genitori, la stessa società, a proporre i device molto prima e anche un modello da emulare". È la riflessione di Michele Vargiu, psicoterapeuta sardo e gruppoanalista, ai nostri microfoni, sull'episodio dello studente tredicenne che ha accoltellato la sua professoressa di francese a scuola e ha filmato l'aggressione pubblicando una diretta su Telegram.
Vargiu specifica di non poter parlare nello specifico non conoscendo nel dettaglio il caso, ma ricorda che "c'è una discrepanza importante tra l'anonimia dell'essere presente sul virtuale e l'essere inesistente nel reale. "Questo", ribadisce, "ci dice ancora una volta che se vogliamo dare una mano ai ragazzi in primis questo è il momento di stare vicino alla vittima".
"Io penso che l'insegnante sia eccezionale perché ha detto la cosa migliore che poteva dire, cioè state vicino al ragazzo perché sta male", dice lo psicoterapeuta, "Poi ovviamente con la giusta conseguenza, perché anche se non è imputabile avrà delle conseguenze, che sicuramente sarà lo spostamento in istituto".
Vargiu, anche presidente Fenacopsi (la federazione nazionale per le comunità psicoanalitiche per bambini e adolescenti), porta a riflettere in particolare sul fatto che quella di oggi sia una "società folle", dice, "che ti chiede di diventare prestazionale quando tu non hai la possibilità di farlo, ma è un modello che si vede a partire dai social".
Cosa fare quindi? "Ascoltare il vero disagio", spiega Vargiu, "attraverso la produzione di educazione socio-affettiva, sessuale, del consenso, dalle scuole primarie".
"Dietro questi disagi spesso c'è un mondo interiore costellato da un'incapacità di entrare nella collettività, cioè il sentimento di non essere visto. E quindi io distruggo quello con cui non posso dialogare", dice lo psicoterapeuta, "non si tratta di rendere le scuole più sicure".
Ed è proprio il disagio ad essere aumentato del 30% in Italia dopo il Covid, ma Vargiu precisa anche che "non è aumentata la violenza". Anzi. "In realtà", spiega, "rispetto ai paesi europei, siamo i più virtuosi, abbiamo una legge eccezionale, tra le migliori al mondo, sull'età giovanile e sulla pena minorile che si chiama la messa alla prova, che è una sospensione della pena, che permette che l'80% dei ragazzi che transitano nel carcere, poi negli istituti, nelle comunità, vengano riabilitati con un percorso".









