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CAGLIARI. Oltre 3mila agricoltori e allevatori provenienti da tutta la Sardegna sono scesi in piazza questa mattina e hanno protestato insieme a diverse decine di sindaci e amministratori comunali per il futuro della Sardegna che produce e per chiedere risposte alle istituzioni sulle principali emergenze che stanno mettendo sotto pressione il sistema agricolo regionale.
La mobilitazione, organizzata da Coldiretti Sardegna, ha raccolto slogan come: "Basta pratiche bloccate nei cassetti”, “Pagamenti: le aziende meritano risposte”, “Sardegna isola ma non isolata – subito continuità territoriale delle merci”, “Le imprese sarde subiscono il maltempo – non subiscano anche ritardi”, “Acqua agli agricoltori! Basta gestione inefficiente è tempo di programmazione”.
Una protesta, quella di stamattina, che nasce da una situazione “sempre più critica” per il settore primario tra crisi climatica, impennata incontrollata dei costi di produzione, instabilità dei mercati internazionali, regole commerciali squilibrate, infrastrutture inadeguate e ritardi amministrativi che stanno comprimendo i margini delle imprese fino a metterne a rischio la sostenibilità economica. Il corteo è appena partito da piazzale Trento, davanti al palazzo della Regione dove il lungo serpentone giallo si sta dirigendo verso il Consiglio regionale in via Roma, dove è previsto un sit-in davanti al palazzo della politica.
In piazza agricoltori, allevatori e pescatori chiedono interventi concreti su una serie di questioni considerate decisive per il futuro del comparto, tra cui: sblocco immediato delle pratiche incagliate e dei pagamenti comunitari e regionali fermi; una vera continuità territoriale per il trasporto delle merci; interventi più rapidi per le calamità naturali; una programmazione efficiente delle risorse idriche e stop ai rincari inadeguati oltre alla gestione dell’emergenza dermatite bovina, delle epizoozie e alla presenza sempre più invasiva della fauna selvatica nelle campagne. Negli ultimi anni, spiega Coldiretti, gli agricoltori hanno dovuto affrontare danni per decine di milioni di euro tra siccità, alluvioni ed eventi climatici estremi, mentre i costi logistici legati all’insularità sono cresciuti fino al 50% negli ultimi cinque anni, riducendo ulteriormente la competitività delle imprese isolane. Oggi a destabilizzare tutto sono anche guerre e speculazioni.
“Gli agricoltori sardi non chiedono assistenzialismo – sottolinea il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – chiedono condizioni adeguate per lavorare. Oggi troppe aziende sono schiacciate tra costi che aumentano, mercati instabili e una burocrazia che rallenta tutto. Servono lo sblocco immediato delle pratiche e dei pagamenti, una vera continuità territoriale per le merci e interventi rapidi sulle emergenze che stanno colpendo il settore, dal maltempo alla gestione della fauna selvatica fino alla difesa del reddito degli allevatori colpiti dalla dermatite bovina”.
“Quella di oggi – aggiunge il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – è una mobilitazione che vuole riportare al centro dell’agenda politica il valore strategico dell’agricoltura. Gli imprenditori agricoli chiedono una pubblica amministrazione efficiente, politiche idriche che garantiscano acqua nei campi, regole commerciali che difendano le produzioni locali e il principio di reciprocità negli scambi internazionali. Non chiediamo sussidi per sopravvivere ma condizioni per competere”.









