CAGLIARI. Il mercato del credito alle imprese sarde evidenzia un deterioramento strutturale che non si è arrestato neppure con la parziale stabilizzazione del ciclo monetario europeo. Secondo i dati elaborati dal Centro Studi CNA Sardegna su fonte Banca d'Italia, il volume complessivo dei prestiti alle imprese dell'isola ha toccato il minimo storico nell'ottobre 2025, scendendo sotto i 7,5 miliardi di euro, per poi risalire a 7,75 miliardi nel gennaio 2026: un livello ancora distante di oltre 10,7 punti percentuali dal valore medio registrato nel 2022.
Ma il dato che preoccupa maggiormente CNA Sardegna è la polarizzazione dell'accesso al credito in base alla dimensione aziendale. La ripresa recente riguarda quasi esclusivamente le imprese più strutturate, mentre le piccole e medie imprese – che costituiscono l'ossatura del sistema produttivo isolano – continuano a subire una contrazione senza sosta. Tra ottobre 2025 e gennaio 2026, mentre le grandi imprese registravano un aumento del credito del +6,3%, le piccole imprese accumulavano un'ulteriore riduzione del –1,7%.
Nel confronto con la media 2022, il divario per dimensione è netto: –7,7% per le imprese più strutturate, contro un pesantissimo –18% per le PMI e microimprese. La Sardegna emerge tra le regioni meridionali più penalizzate, superata solo dalla Basilicata (–13% per le grandi imprese), con dinamiche che rispecchiano una selezione sempre più stringente da parte degli intermediari bancari. A livello settoriale, la ripresa di fine 2025 è trainata dall'industria (+12% tra ottobre e dicembre 2025), ma il confronto di lungo periodo mostra una flessione del –18% rispetto alla media 2022, la più intensa tra i settori e tra le più alte nel confronto interregionale. Nei servizi il calo è –13%, nelle costruzioni – 11%: in tutti i casi, la Sardegna si colloca peggio della media nazionale.
Se la contrazione dei volumi è preoccupante, il costo del credito rappresenta la vera emergenza per le imprese sarde. I dati al 31 dicembre 2025 collocano la Sardegna al secondo posto in Italia per tasso di interesse applicato ai finanziamenti per esigenze di liquidità, con un valore del 6,58%, superata soltanto dalla Calabria.
Il divario rispetto alla media nazionale – attestata al 4,95% – supera 1,6 punti percentuali: una differenza che in termini monetari si trasforma in un onere significativo per ogni impresa che ricorra al credito bancario per gestire il proprio capitale circolante. Questo scarto non è congiunturale, ma strutturale: già nel 2022 i tassi in Sardegna erano sistematicamente superiori alla media, e la fase restrittiva della politica monetaria (2022-2023), con picchi prossimi all'8%, ha amplificato ulteriormente il divario territoriale. Anche per i finanziamenti a medio-lungo termine destinati agli investimenti, la Sardegna si posiziona nella parte alta della graduatoria regionale: il tasso medio al 31 dicembre 2025 è del 4,88%, contro il 4,29% nazionale, con uno scarto di circa 0,6 punti percentuali.
La penalizzazione è trasversale a tutti i settori ma colpisce con maggiore intensità le costruzioni (7,29% in Sardegna vs 6,04% nazionale, +1,25 p.p.) e i servizi (7,02% vs 5,12%, +1,90 p.p.). Anche l'industria manifatturiera, pur con tassi assoluti più contenuti, paga un differenziale di +0,93 p.p. rispetto alla media nazionale.
"Il differenziale di costo del credito tra Sardegna e media nazionale non è accettabile. Un'impresa sarda paga strutturalmente di più per finanziarsi, non perché sia meno affidabile, ma perché opera in un contesto geograficamente svantaggiato", spiega Luigi Tomasi, Presidente Cna Sardegna, "Questo divario erode competitività, scoraggia investimenti e riduce la capacità di creare occupazione. Cna Sardegna chiede interventi immediati e strutturali: un fondo regionale di garanzia, uno sportello dedicato alle PMI sarde e l'apertura di un tavolo
"I dati del nostro Centro Studi fotografano una situazione che le imprese associate ci segnalano ogni giorno", commenta Francesco Porcu, Segretario Regionale CNA Sardegna, "Pagare il 33% in più per finanziarsi rispetto alla media nazionale è una distorsione di mercato che mina le fondamenta del sistema produttivo isolano. Con la riunione BCE dell'11 giugno si apre uno scenario di ulteriore incertezza. Cna Sardegna sarà in prima fila per difendere gli interessi degli artigiani e delle PMI sarde, con dati, proposte e la voce diretta alle istituzioni".












