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CAGLIARI. Educazione, collaborazione e ordine: questi sono i principi con cui si è presentato alla stampa locale il nuovo e primo Prefetto cagliaritano del capoluogo Paola Dessì.
Nominata dal Consiglio dei ministri a dicembre 2025, Paola Dessì subentra a Giuseppe Castaldo e torna nella sua città natale dopo aver ricoperto incarichi di rilievo, come Prefetto a Taranto. In occasione dell’incontro di questa mattina, avvenuto a Palazzo Regio, Dessì ha parlato di ordine pubblico in città come priorità, facendo riferimento anche all’esperimento della zona rossa in piazza del Carmine, e di voler dare continuità al lavoro del suo predecessore. “Tra gli obiettivi che mi propongo di perseguire fortemente, metto in cima la condizione dell’ordine della sicurezza pubblica – spiega Dessì – Scendendo più nel dettaglio, nella città di Cagliari, precedentemente, è stata istituita una zona rossa che riguarda il centro cittadino. È stato già fatto un riscontro in senso positivo degli esiti su alcune zone centrali in termini di episodi che prima erano più frequenti e ora sono diminuiti”.
Tra gli altri temi delicati, in mattinata, è stato dato spazio anche al fenomeno dell’immigrazione e alla gestione dei centri di accoglienza. “Parliamo di un’immigrazione che proviene generalmente dal nord Africa, anche se ci sono de flussi dalla rotta balcanica. C’è un buon rapporto con i centri di accoglienza, anche rispetto a certe sedi, come quella di Monastir”, fa sapere il Prefetto.
Per Dessì è fondamentale attenzionare anche gli casi di femminicidio e dare rilievo alle attività di prevenzione e quelle dei centri antiviolenza. “La violenza contro le donne e gli atti persecutori sono fenomeni, purtroppo, presenti in ogni latitudine del nostro paese, ma questa non è assolutamente una giustificazione. Sono atti trasversali che riguardano ogni fascia sociale. Ci sono delle attività da parte della polizia che fungono anche da prevenzione. A mio avviso occorre procedere ad una lettura dei dati di questo territorio e vedere anche se è possibile attivare degli scambi, dei protocolli e delle intese con chi si occupa di queste tematiche, per vedere se è possibile fare delle azioni più incisive”, conclude Dessì.













