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CAGLIARI. Stop alle esportazioni dei bovini dalla Sardegna fino al 18 gennaio del 2026. La novità è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea per la diffusione della dermatite nodulare bovina che sta colpendo i capi di bestiame nell’Isola.
Stando agli ultimi dati raccolti dalla Regione i focolai ammontano a 42, di cui 11 estinti. I capi vaccinati, su tutti i territori, sono 114.700, pari al 40,53% del bestiame presente in Sardegna. Ora tra gli allevatori aleggia lo spettro di un ulteriore proroga sul divieto della movimentazione. “Siamo sicuri che la data fissata per il 18 gennaio slitterà di diversi mesi – spiega il presidente del Centro Studi Agricoli Tore Piana – il problema che abbiamo da sempre sollevato è che la Regione Sardegna non ha adeguatamente rappresentato l’esigenza degli allevatori sia a Bruxelles che con il Governo e la Sardegna sta diventando una terra dove si sperimentano norme restrittive”.
Ciò che terrorizza ulteriormente pastori e proprietari di aziende, oltre all’abbattimento dei bovini, da subito denunciato da tutti gli allevatori, è l’aspetto economico. “Il problema che ora noi ci poniamo è che, col blocco della movimentazione, avremo in Sardegna, verso ottobre, un carico enorme di bestiame con un crollo immediato dei prezzi. Se non si applica l’ammasso pubblico come noi abbiamo richiesto, e la Regione lo deve chiedere con forza al Governo nazionale, avremo un danno economico per i nostri allevatori di proporzioni inimmaginabili”, ha detto Piana.
Oltre al prolungamento degli stop delle esportazioni, la Commissione Europea ha stabilito anche delle nuove date per le vaccinazioni, dividendo vaccinazioni entro i 20 chilometri e quelle entro i 50 chilometri dal focolaio. Per queste ultime fino al 17 dicembre.