CAGLIARI. “Nei prossimi trent'anni la Sardegna rischia di perdere fino a 219 mila occupati potenziali, un crollo che nessuna politica del lavoro, per quanto efficace, sarebbe in grado di compensare del tutto”. È quanto emerge da uno studio del Centro Studi di Cna Sardegna, che ha analizzato l'impatto delle tendenze demografiche sul mercato del lavoro regionale. La popolazione sarda tra i 20 e i 64 anni, la classe di età utilizzata dall'Ue per misurare l'occupazione, secondo l'analisi, è destinata a diminuire di circa 366 mila unità entro il 2054, passando dalle attuali 907,6 mila persone a 542 mila, con una contrazione del -40,3%. Applicando i parametri odierni del mercato del lavoro, definito 'scenario demografico puro', gli occupati potenziali scenderebbero da 558 mila a 339 mila unità. Replicando la simulazione su tutte le regioni italiane nello 'scenario demografico puro', la Sardegna si conferma il territorio più esposto in assoluto: -40,3% di popolazione in età lavorativa e -39,3% di occupati potenziali attesi tra il 2025 e il 2054, davanti a Basilicata, Puglia, Campania e Sicilia. Un dato che riflette anche la condizione di insularità: nelle regioni continentali una parte della perdita demografica può essere attenuata dalla mobilità interregionale e dal pendolarismo a medio-lungo raggio, meccanismi che in Sardegna restano più deboli e più costosi.
Anche nel breve periodo il target europeo resta fuori portata: proiettando lo 'scenario demografico puro' al 2030, la Sardegna raggiungerebbe un tasso di occupazione del 61,1%, con un gap di oltre 100 mila occupati rispetto al target del 73%. Anche ipotizzando piena occupazione e pieno recupero degli scoraggiati, il divario resterebbe comunque compreso tra 74 mila e 91 mila occupati. Il calo della popolazione in età lavorativa non sarà uniforme tra le diverse classi di età. La contrazione più intensa, in termini percentuali, riguarderà i 20-24enni, che potrebbero più che dimezzarsi (-54,0%), indebolendo il ricambio generazionale. Seguono i 50-64enni (-43,4%) e i 25-34enni (-41,1%), mentre la classe centrale 35-49 anni cala del -32,6% ma resta la più rilevante in valore assoluto, poiché oggi concentra la quota più consistente di occupati potenziali.
La perdita maggiore, in valore assoluto, si concentra però nelle classi mature: -102,3 mila occupati tra i 50 e i 64 anni e -70,0 mila tra i 35 e i 49 anni nello scenario demografico puro. Anche nello scenario più espansivo, che recupera gran parte della disoccupazione e degli scoraggiati, la perdita in queste due classi resta rilevante (rispettivamente -78,9 mila e -44,0 mila): nessuna politica di attivazione può annullare l'impatto del calo delle coorti demografiche. Se la proiezione di lungo periodo restituisce un quadro di forte criticità, la fotografia più recente del mercato del lavoro sardo mostra segnali distintamente positivi. Nella media del 2025 gli occupati residenti hanno raggiunto quota 598 mila (+1,0% sul 2024, +6% sul 2021). Nella classe 20-64 anni, il tasso di occupazione è passato dal 56,1% del 2018 al 62,9% del 2025, il tasso di disoccupazione è sceso dal 15,6% al 9,4% e il tasso di attività è salito dal 66,5% al 69,4%.