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ONIFERI. “Le responsabilità dell’incidente vanno accertate ma è chiaro che morire a 18 anni in un ecocentro non può essere una fatalità ma il risultato di un sistema vergognoso dove non c’è sicurezza e non c’è garanzia di rientrare a casa dopo una giornata di lavoro”. Così la Cgil della Sardegna insieme alla Camera del lavoro di Nuoro Ogliastra su quanto accaduto nella zona di S’Infurcau vicino a Oniferi dove il lavoro ha spezzato la vita del giovanissimo studente Fabrizio Pittalis. 

“In questa vicenda sono molteplici i profili da accertare", hanno sottolineato il segretario regionale Fausto Durante e la segretaria territoriale Domenica Muravera, "ma è evidente che più di qualcosa non quadra nella situazione che ha determinato la morte di uno studente che operava nell’ecocentro nella pausa estiva”.Quel sistema per la Cgil deve cambiare, ci devono essere più regole, più controlli, più severità e non può essere consentito alle aziende di usufruire di prestazioni lavorative in ambienti per giunta delicati e a rischio mettendo le persone nelle condizioni di perdere la vita lavorando.Da tempo il sindacato a tutti i livelli ha lanciato un allarme sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e, non a caso, in Sardegna, su input di Cgil, Cisl e Uil è stato condiviso e firmato ormai da due anni dalla presidenza della Regione il protocollo di Buggerru: “L’auspicio è che dopo i ritardi accumulati quelle misure vengano attuate e che si avvii finalmente una stagione che porti a un radicale cambio di paradigma e all’eliminazione delle falle che evidentemente caratterizzano il sistema”.

Sulla tragedia interviene anche la Uil Sardegna e la Uiltrasporti: “Speravamo di non dover più commentare tragedie di questo genere. Esprimiamo la nostra vicinanza alla famiglia, agli amici e ai colleghi del giovane lavoratore che oggi ha perso la vita. Non è assolutamente più accettabile che nel 2026 si perda ancora la vita per lavorare, bisogna fermare questa scia di infortuni. Quello di oggi è un lutto per tutti noi".

“Attendiamo di conoscere l'esatta dinamica della tragedia su cui adesso sta lavorando anche la magistratura, ma come sindacato non possiamo che ribadire l'importanza di formazione, prevenzione e controlli – sottolineano UIL Sardegna e UILTRASPORTI Sardegna - solo incentivando questi aspetti la lunga lista di infortuni può essere fermata”. 

“Speriamo che entri al più presto nel vivo l'attività dell'Osservatorio per la qualità, la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro in Sardegna varato dalla Giunta Regionale nel giugno scorso – conclude il sindacato – in modo che possano finalmente essere attuate le attività previste dal Patto di Buggerru che mettono al centro proprio la formazione, la prevenzione e i controlli”.

Per il segretario generale della Cisl Sardegna Pier Luigi Ledda "morire sul lavoro a soli diciotto anni è qualcosa che colpisce e ferisce tutta la Sardegna e che non può lasciare indifferenti", dichiara il segretario generale della CISL Sardegna, Pier Luigi Ledda. "Di fronte a una tragedia come questa il primo sentimento è quello del dolore e della vicinanza ai familiari. In attesa che la magistratura e gli organi competenti accertino con precisione le cause e le eventuali responsabilità dell’incidente, una cosa è certa: ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta per l’intero sistema. Non possiamo continuare a considerare questi eventi come inevitabili. Dietro ogni incidente ci sono una persona, una famiglia e una comunità che pagano un prezzo inaccettabile". 

La Cisl richiama quindi la necessità di dare piena e rapida attuazione agli impegni assunti con il Patto di Buggerru per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, sottoscritto dalla Regione e dalle parti sociali. È necessario rendere finalmente operativo l’Osservatorio regionale sulla salute e sicurezza sul lavoro, affinché diventi uno strumento permanente di monitoraggio, analisi dei rischi, raccolta dei dati e definizione di interventi condivisi per rafforzare la prevenzione in tutti i settori produttivi. "Il modo migliore per ricordare questo giovane lavoratore – conclude Ledda – non è fermarsi al cordoglio, ma fare tutto ciò che è necessario perché tragedie come questa non si ripetano. La sicurezza deve diventare una priorità assoluta per le istituzioni, per le imprese e per tutto il sistema produttivo. Nessuno dovrebbe perdere la vita semplicemente svolgendo il proprio lavoro".