PAVIA. La Procura di Pavia ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di Andrea Sempio nell'ambito della nuova inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua villetta di Garlasco il 13 agosto 2007.
Gli esiti degli accertamenti avanzati dagli inquirenti pavesi introducono elementi idonei a mettere in discussione le basi che hanno condotto alla condanna definitiva di Alberto Stasi, attualmente in carcere. Secondo la procura, l'impronta palmarne contrassegnata come "traccia 33", rilevata sul muro delle scale vicine al punto di ritrovo del corpo della vittima, è attribuibile a Sempio; gli inquirenti aggiungono che non si può escludere che la mano fosse imbrattata di sangue al momento del contatto. Inoltre, gli approfondimenti attribuiscono all'indagato l'impronta di calzatura "modello Frau taglia 42" impressa dall'assassino sulla scena del crimine. La procura evidenzia anche l'assenza di Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta di Stasi, citando la presenza negli atti di un esito negativo risalente a 19 anni fa e mai versato al fascicolo processuale.
Le implicazioni legali dell'atto istruttorio aprono la strada alla richiesta di revisione del processo per Stasi. "La Procura di Pavia specifica che non ha mai presentato richiesta di revisione alla Procura generale di Milano, ma che certamente la Procura generale è al corrente di ogni aspetto di possibile interesse", spiega all’Adnkronos l’avvocato penalista Daniele Bocciolini. "Questo significa che una volta concluse definitivamente le indagini, la Procura generale – alla luce degli elementi investigativi raccolti dalla Procura di Pavia – potrà autonomamente presentare richiesta di revisione".
In alternativa all'iniziativa d'ufficio della magistratura milanese, il ricorso potrà essere promosso dai legali del condannato. "Allo stato, anche qualora non lo faccia di iniziativa la Procura generale, potrà farlo certamente la difesa di Stasi che da tempo ci sta lavorando", sottolinea Bocciolini. "Per presentare istanza di revisione c’è bisogno di un elemento di 'novità' che sia idoneo a ribaltare il giudicato penale e che dimostri che il condannato andava prosciolto. Nel caso di specie, sotto il profilo strettamente processuale, Stasi andava assolto. Si fa anche riferimento al presunto Dna sui pedali della bicicletta: secondo la Procura di Pavia esisteva da 19 anni la prova che questo risultato fosse negativo. Si tratterebbe di un ulteriore elemento che potrebbe fondare la richiesta di revisione, che può essere richiesta anche quando la condanna è stata pronunciata sulla base di falsità. Tuttavia, questi elementi sicuramente favorevoli a Stasi non devono anticipare il giudizio di colpevolezza a carico dell’indagato".