Articolo pubbliredazionale
Può un paese nascere da una fuga? A Gergei ne sono convinti da secoli, tanto da averlo scritto nel nome di una sorgente: Funtan'e procus, la Fontana dei maiali. Dietro quel nome, che fa sorridere, è celata la storia di una comunità che cercava due maiali del passato e trovò il posto dove mettere radici nel futuro. Quella sorgente è il punto di partenza scelto per il viaggio nei sapori e nelle identità della Trexenta e del Sarcidano.
Si salpa domenica 25 ottobre, con la tredicesima edizione di Saboris Antigus, e la rotta di quest'anno non si ferma ai prodotti: ogni paese che ospita una tappa racconta anche la propria leggenda. Tutto comincia con una perdita. Due allevatori scoprono una mattina che alcuni dei loro maiali si sono dileguati tra i campi. Per gente che vive di bestiame quegli animali sono il frutto di anni di fatiche, e i due partono subito a cercarli, convinti di ritrovarli entro sera. Invece la campagna li inghiotte. Una giornata ne chiama un'altra, le orme si confondono tra pietre e cespugli, la fame e la sete diventano compagne di viaggio. Quella che era una ricerca si trasforma in una prova di sopravvivenza, con le gambe che cedono e la speranza che si assottiglia a ogni collina. Poi, quando ormai la speranza li ha abbandonati, la scena che nessuno dei due allevatori avrebbe saputo immaginare. I maiali sono lì davanti a loro, vivi e beati, immersi in una pozza d'acqua e di fango, intenti a rinfrescarsi come se il mondo fosse sempre stato quello. Gli animali non si sono semplicemente salvati: hanno scoperto una vena d'acqua di cui nessuno sapeva nulla.
Da lì la vicenda cambia dimensione. Gli abitanti del vecchio nucleo di Gergei decidono di trasferirsi attorno a quella fonte, e il nuovo insediamento diventa con il tempo il centro storico del paese. In una terra dove piove con parsimonia, una sorgente equivaleva a un villaggio possibile. Alla polla restò il nome dei maiali che l'avevano scoperta: Funtan'e procus.
In questa favola c'è l'intero repertorio della memoria e del sentimento popolare: il timore di perdere ciò che si possiede, la fatica di cercarlo, la possibilità di ricominciare altrove. C'è soprattutto il tratto più antico della cultura dell'isola, il patto tra una comunità e una terra che, se interrogata con pazienza, risponde. Acqua, animali, campi e vita quotidiana formavano un'unica trama, e il racconto la conserva meglio di qualunque documento. Lo spirito di Saboris Antigus sta tutto qui. Al centro ci sono le persone che tengono in vita il patrimonio locale: produttori, famiglie, artigiani, chi custodisce ricette mai scritte, chi ha scelto di restare e resistere alle sirene della città. Il tema di quest'anno lo dichiara senza giri di parole: ci mettiamo la faccia. Saranno proprio quelle persone che hanno scelto di stare, anche a Gergei, ad accogliere i visitatori e ad accompagnarli tra i prodotti e le tradizioni del territorio.
Le leggende faranno da filo conduttore per tutta la rassegna, perché i paesi si conoscono per ciò che producono e per ciò che ricordano. Resta la domanda di sempre. Che cosa sarebbe accaduto se i maiali non avessero trovato l'acqua, se i due uomini si fossero arresi un giorno prima, se quella vena fosse rimasta nascosta sotto le pietre. La tradizione non risponde: tramanda il giorno in cui tutto cambiò. Domenica 25 ottobre Gergei si racconta con i suoi sapori, con le sue voci. Conoscere un luogo vuol dire anche ascoltarle, e accettare che il destino di un'intera comunità possa essere passato dalle orme di qualche maiale.
