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Papà e figli oltre le sbarre, una partita speciale nel carcere di Uta

 

 

CAGLIARI. Occhi lucidi e un lungo abbraccio con papà prima del fischio d’inizio. Poi via al gioco: la pioggia non permette di stare nel campetto da calcio all’esterno, e allora si corre con il pallone tra i piedi nel corridoio accanto alla biblioteca, sempre con il sorriso. Sembra un momento di vita quotidiana in famiglia, con mamme e piccoli che fanno il tifo, ma il campo da calcio, in questo caso, è la biblioteca del carcere di Uta e i protagonisti sono i detenuti, che per un pomeriggio possono riabbracciare i figli oltre quelle mura.

È racchiuso qui il senso della “Partita con papà”, l’iniziativa dell’associazione "Bambinisenzasbarre", organizzata per il quinto anno consecutivo negli istituti penitenziari di tutta Italia e a cui, quest’anno, a Uta, hanno preso parte anche alcuni giocatori e dirigenti del Cagliari calcio. Nainggolan, Deiola, Ragatzu e Andrea Cossu hanno improvvisato una partitella con papà e figli, concedendo autografi e regalando soprattutto sorrisi e un po’ di spensieratezza alle famiglie dei detenuti, che per l’occasione hanno dato loro in regalo delle maschere fatte con le loro mani durante le ore dedicate alle attività ricreative. 

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Sono almeno 70mila i minori in Italia che hanno un genitore in cella e sono costretti a varcare il cancello del carcere per poterli riabbracciare. E l’obiettivo di tenere saldo il legame genitoriale saldo non è sempre facile. Ma dentro quelle mura che dividono papà, mamme e figli nella vita di tutti i giorni, ogni tanto è consentito dimenticare tutto e godersi il momento con la famiglia, in un pomeriggio fatto solo di amore, sorrisi e un pallone da calcio.