Culture

Cosmo, il discorso del musicista agli Stati Popolari: "Se sei povero non è colpa tua"

ROMA. "Mi chiamo Marco, ho 38 anni e sono un musicista", così inizia l'intervento di Cosmo, all'anagrafe Marco Jacopo Bianchi, durante l'evento Stati Popolari organizzato dal sindacalista Aboubakar Soumahoro lo scorso 5 luglio in Piazza San Giovanni a Roma. Il suo discorso, postato ieri sui social è diventato in poco tempo virale. La sua è una riflessione riferita ai lavoratori invisibili, sfruttati e senza diritti, al liberismo e sullo stato della società attuale e sulla rincorsa al successo. "Sono alla conclusione che il successo è quello che la società sventola davanti agli occhi di tutti per far credere che se uno si impegna ce la fa, che se uno può farcela con le sue sole forze. Può avere successo appunto. Tutto questo è ovviamente falso", ha commentato il cantante e ha aggiunto, "se guadagni poco, se sei povero è colpa tua perché non ti impegni e quindi non te lo meriti. Questo non è solo un errore è un orrore. Questa è un'ingiustizia spirituale che si aggiunge all'ingiustizia materiale". E si è chiesto: "Perché questa società non si scandalizza per le ingiustizie invece di concentrarsi sul profitto e sulla crescita? È semplice, ha trionfato il punto di vista dei vincitori, dei ricchi e dei potenti. E sono stati dimenticati gli ultimi, quelli che stanno alla base della società e che permettono all'economia di stare in piedi, quelli che con il loro lavoro costruiscono la ricchezza di altri".

Un discorso che, secondo Cosmo, ha strettamente a che fare anche con l'arte e la musica perché: "C'entra nella misura in cui le ingiustizie sono ormai enormi, sotto gli occhi di tutti. Non solo la situazione disumana di braccianti o rider, ma anche il futuro negato a intere generazioni, e quindi la ricerca ossessiva del successo, la celebrazione narcisistica delle star, l'esibizione di grandi numeri si sono svuotate di significato". Perciò,: "Oggi, all'arte va richiesto impegno, critica e se necessario aperta accusa di tutto un sistema di potere politico economico che tutti gli anni ha quasi prosciugato un dibattito pubblico riguardo alle ingiustizie. Io oggi sono qui a puntare il dito contro il mio liberismo e in generale la visione del mondo che ha guidato le politiche europee negli ultimi decenni. Io non credo al libero mercato perché è una giungla che fa trionfare i potenti assetati di soldi. Non credo alla tutela dei diritti, perché non ne hanno bisogno. Io mi dissocio come uomo, come cittadino e come artista dai valori dominanti. Mi dissocio dall'ideale di successo, perché è il punto di vista dei vincitori. Mi dissocio dall'ideale della vittoria economica e della ricchezza perché sono sempre vantaggi che si basano sui svantaggi di altri. La musica del presente non può più celebrare ciò che esiste. Non può più ignorare o giustificare l'ingiustizia. Non può più accettare il darwinismo sociale. Sono qui, per dire chiaramente che esistono musicisti e artisti che odiano questo sistema, che appoggiano l'idea di società giusta, in cui come minimo i ricchi siano meno ricchi e la povertà semplicemente non esista. Lo sfruttamento e la miseria sono uno scandalo qualunque sia il colore della pelle, qualunque sia la lingua o l'accento con cui si parla, qualunque sia la fedina penale o il grado di istruzione".

Inoltre Cosmo ha messo in evidenza un altro aspetto, quello legato alle feste pubbliche, vietati praticamente ovunque perché la burocrazia e le regole molto strette imposte ai concerti alle feste e all'aggregazione hanno hanno limitato sempre di più la vitalità spontanea. Una delle ragioni sarebbe la circolare Gabrielli che impone piani di sicurezza sempre più stringenti e costosi per il passato. "Questa legge non fa che aumentare la disparità sociale", ha detto il musicista, "infatti chi può permettersi migliaia di euro di piani di sicurezza se non gli eventi più grandi con budget più alto e tutti quegli eventi dalla sagra di paese organizzata dai pensionati ai micro eventi sportivi, magari allo scopo di beneficenza, fino alle feste di quartiere. Quasi nessuno può permettersi di sostenere quei costi. Perché spesso non è neanche il profitto lo scopo di quelle manifestazioni".

Tutto questo per il musicista darebbe come risultato solo la distruzione della cultura popolare, mentre: "Le strade festanti arricchiscono le nostre città. L'espressione artistica dal basso permette alla società di vivere rinnovandosi, creandosi delle proprie identità e dei valori condivisi. Ma anche semplicemente di creare spazi di felicità spontanea. Le persone in festa sono migliori insieme, sono più propositive ed empatiche. La festa riempie lo spirito delle persone. L'empatia e l'aggregazione libera e spontanea vanno di pari passo. E l'aggregazione spontanea unisce le persone anche nelle lotte e nelle rivendicazioni, il cuore della democrazia insomma".

Per queste ragioni, Cosmo conclude con una morale: "Quando questa emergenza sarà passata dovremo essere pronti a riempire le strade di gioia. Ci vogliono nuove regole che favoriscano lo spirito della comunità e la cultura popolare. Riprendiamoci le strade, la vita e la città. Riprendiamoci il futuro tutte e tutti insieme".