FIRENZE. "Non ci devono essere autonomie di serie A e di serie B, ma devono essere tutte  compiute. Quali strumenti dobbiamo avere per attuare realmente l'autonomia della Sardegna?". Sono le dichiarazioni della presidente della Sardegna, Alessandra Todde, durante il panel “Un percorso Speciale', al Festival delle Regioni a Firenze.

“Chiediamo al Governo”, è stato l’appello di Todde, “di convocare il tavolo bilaterale per la revisione dello Statuto della Sardegna. Definendo un percorso e tempi certi che consentano di arrivare a risultati concreti entro tempi certi”.

Al centro dell’intervento della Presidente c’è la necessità di aggiornare lo Statuto del 1948, per dare alla Sardegna competenze, strumenti e risorse adeguati alle sfide di oggi: dalla sanità alla continuità territoriale, dalla transizione energetica al contrasto allo spopolamento e alle disuguaglianze.

“La specialità non è un privilegio concesso ad alcuni territori. È una risposta che la nostra Costituzione ha voluto dare alle differenze storiche e geografiche che caratterizzano il nostro Paese”, sottolinea Todde. La revisone dello Statuto deve quindi partire dai bisogni delle persone e dalla possibilità di garantire ai cittadini sardi gli stessi diritti e le stesse opportunità del resto del Paese.

La Presidente della Regione, ricorda che la Sardegna ha formalmente richiesto l’apertura del proprio tavolo bilaterale il 5 novembre 2024, senza che finora sia stato convocato. Una situazione che rende necessario dare seguito alla richiesta della Regione e assicurare pari possibilità di confronto a tutte le autonomie speciali.

La revisione deve assicurare alla Regione poteri e risorse adeguati alle proprie responsabilità, a partire dalla sanità, finanziata integralmente dal bilancio regionale dal 2007. “Se una Regione è chiamata a sostenere integralmente il costo di un servizio, deve poter disporre degli strumenti necessari per organizzarlo secondo le caratteristiche del proprio territorio, nel rispetto delle garanzie nazionali”.

Tra le priorità anche la continuità territoriale, per tradurre il riconoscimento costituzionale dell’insularità in risorse e interventi concreti, e l’energia: la Sardegna deve poter governare la transizione, tutelare il paesaggio e garantire benefici ai cittadini e alle imprese. 

Il percorso dovrà coinvolgere il Consiglio Regionale della Sardegna, i Comuni, le Università e le parti sociali. “Oggi difendere la specialità significa avere il coraggio di aggiornarla. Significa costruire un rapporto più equilibrato tra competenze, responsabilità e risorse”, conclude la Presidente.