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ESCALAPLANO. Nonostante la campagna di vaccinazione contro la Dermatite nodulare contagiosa dei bovini stia procedendo con buoni risultati in gran parte della Sardegna, un pezzo importante del territorio regionale, tra centro e aree sudorientali dell’Isola, continua a pagare il blocco alla movimentazione dei bovini per due focolai: uno ancora classificato attivo a Escalaplano e uno chiuso, ma ancora reggimentato dai dettami di biosicurezza imposti dall’Ue, a Samugheo.

Mentre nel secondo caso i capi della mandria contagiata sono stati abbattuti, nel primo focolaio l’allevatore ha fatto ricorso contro il depopolamento dei bovini presenti nella sua azienda. Nel merito è atteso il pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale (Tar) che potrebbe già esprimere un primo parere, forse, a inizio autunno. E se il quadro epidemiologico pare ben governato dai servizi veterinari, quello economico e finanziario di centinaia di aziende zootecniche è invece investito da uno stop alla movimentazione e alla vendita dei bovini, che grava ogni settimana di più sui bilanci aziendali e sulla possibilità poi di riuscire a vendere gli animali, qualora i blocchi venissero allentati nel prossimo futuro.

Confagricoltura Sardegna. “I tempi di valutazione e di intervento del Tar sono compatibili con quelli dell’economia agricola di un pezzo importante del comparto zootecnico isolano?”. La domanda arriva dal presidente di Confagricoltura Sardegna, Stefano Taras, che in queste settimane ha raccolto, insieme ai vertici territoriali dell’organizzazione agricola, le preoccupazioni di tanti allevatori che stanno affrontando un quadro finanziario davvero emergenziale. “I nostri associati – ha proseguito Taras – in attesa del pronunciamento del Tribunale amministrativo regionale, che è bene faccia le proprie valutazioni tenendo anche conto di tante famiglie che sono in estrema difficoltà, stanno affrontando da mesi un’impennata dei prezzi di carburanti, mangimi e prodotti agro sanitari, con costi di gestione aziendale sempre più alti che si sommano al mancato reddito atteso dalla vendita dei vitelli destinati, soprattutto, verso i centri di ingrasso della penisola. Tenere infatti gli animali in azienda vuol dire aumentare i costi di mantenimento, tra foraggi e mangimi, e rischiare di avere animali che, raggiunto un certo peso, perdono l’interesse di mercato e si svalutano enormemente”. In questa situazione di profonda incertezza “Confagricoltura Sardegna si appella alla sensibilità e all’attenzione del mondo politico e giudiziario, affinché vengano assicurati tempi celeri e risposte certe rispetto a un ricorso che sta tenendo col fiato in sospeso centinaia di allevatori che tra qualche settimana dovranno rimettere in moto i trattori per la lavorazione delle terre in vista della nuova stagione agricola. Una stagione che in tanti dovranno affrontare senza le necessarie risorse finanziarie per assicurare un reddito all’azienda e buone condizioni di mantenimento delle mandrie. E proprio da parte della Regione ci attendiamo un impegno rapido e una vicinanza che tenga conto della straordinaria collaborazione dimostrata dai nostri allevatori nelle azioni di contrasto e contenimento della malattia”, ha concluso Taras.