CAGLIARI. La Regione Sardegna ha avviato l’impugnazione davanti alla Corte Costituzionale della legge 4, sulle aree idonee per gli impianti da fonti rinnovabili, ritenuta lesiva delle prerogative statutarie e del governo del territorio. “È una scelta necessaria, di fronte a una norma che interviene in modo puntuale e invasivo su materie di competenza primaria della Regione, svuotando la pianificazione e riducendo il ruolo delle autonomie locali”, dichiarano l’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda e l'assessore dell’Industria Emanuele Cani.
Il ricorso si basa sulla violazione degli articoli 3, 4 e 14 dello Statuto speciale e richiama il ruolo della Regione nella pianificazione territoriale. “La legge statale sostituisce la pianificazione con automatismi: individua direttamente le aree, comprime ogni margine di valutazione e riduce il governo del territorio a una presa d’atto. È un’impostazione che svuota le competenze regionali e locali”, proseguono gli assessori.
“Noi una norma ce l’abbiamo già - sottolineano Spanedda e Cani - certamente da adeguare ma costruita sulle nostre competenze, tenendo insieme transizione energetica, tutela del paesaggio e pianificazione. Il punto non è dire no alle rinnovabili, ma decidere come e dove, con regole coerenti e responsabilità chiare”. Un ulteriore profilo riguarda i beni pubblici dismessi, che la norma statale tenta di trattenere nella disponibilità dello Stato nonostante lo Statuto ne preveda il trasferimento alla Regione.
Nel ricorso della Ras si evidenziano inoltre i rischi per il patrimonio paesaggistico e culturale, anche in relazione a contesti di altissimo valore e alle aree di protezione dei siti riconosciuti a livello internazionale. “La tutela non può essere un enunciato: deve tradursi in scelte coerenti. Qui, invece, viene subordinata a criteri automatici”. La Regione contesta i meccanismi che attribuiscono al Governo poteri sostitutivi fondati su valutazioni discrezionali. “Si introduce un intervento che altera l’equilibrio istituzionale e riduce gli spazi di autonomia, aggirando nei fatti il ruolo della Corte Costituzionale”.
Infine, un capitolo a parte sono le scelte del Governo sull’eolico a mare. “Colpisce la distanza tra le scelte normative del Governo nazionale, in particolare il Piano dello spazio marittimo, e le dichiarazioni politiche: mentre si introducono automatismi che ampliano le aree disponibili, si riconosce per esempio che l’eolico offshore presenta criticità rilevanti in termini di costi, maturità tecnologica e impatto visivo. Una valutazione che, non a caso, emerge con particolare chiarezza in momenti politicamente significativi, ma che non trova riscontro nella legislazione. A questo punto ci aspettiamo che il Governo sia conseguente nel cancellare le sue stesse norme. Da parte nostra verrà formalizzata la richiesta di revoca del Piano stesso".
“La Sardegna - concludono Spanedda e Cani - è ferma nella volontà di governare la transizione energetica con politiche e strumenti propri e nel rispetto del territorio. Difendere l’Autonomia oggi significa anche respingere norme incoerenti, che centralizzano le decisioni senza offrire soluzioni credibili. Non è una questione ideologica: è una questione di responsabilità”.










