CAGLIARI. In Sardegna non ci sono "classi pollaio", ma l’emergenza è legata al ricorso alle pluriclassi: "colpa" di denatalità e spopolamento. A fare il punto sulle criticità delle scuole sarde è Francesco Feliziani, direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale, che questo pomeriggio è stato sentito in audizione dalla Commissione Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica del Senato, per un'indagine conoscitiva su povertà educativa, abbandono e dispersione scolastica.
Feliziani, in una decina di minuti, ha raccontato per filo e per segno quali sarebbero, a suo avviso, le problematiche e gli "indicatori" sfavorevoli generici che influenzano anche il sistema scolastico nell'Isola: dal declino demografico al tasso di natalità più basso d’Italia fino alla "frammentazione amministrativa" che porterebbe a forti resistenza nei confronti delle riorganizzazioni e a un "generale fenomeno di rifiuto da parte della Regione, da comuni, province e città metropolitane", dice Feliziani, "a rivedere la rete scolastica per il 2026/27".
"Nel corso degli anni dal 2014-15 al 2025-26 in Sardegna c’è stata una riduzione di studenti da circa 212mila ai 171mila del 2025", riepiloga il numero uno dell'ufficio scolastico sardo. Che significa che in soli 11 anni gli studenti sono diminuiti del 19%.
Questa forte riduzione ha poi portato alle cosiddette "pluriclassi", cioè quelle classi uniche che comprendono studenti di anni di corso differenti (ad esempio dalla prima alla quinta elementare, o dalla prima alla terza media): "Grazie ad un andamento del personale docente stabile, con notevole incremento di insegnanti di sostegno, si è comunque riusciti a mantenere l'erogazione del servizio anche in aree più svantaggiate, con molte “pluriclassi”. In Sardegna quest’anno sono presenti attive 187 pluriclassi, tra scuola primaria e secondaria di primo: 62 a Cagliari, 18 a Oristano, 56 a Nuoro e 51 a Sassari".
Un modello, questo, che però, ammette Feliziani "non è il migliore per un’istruzione di qualità. Stiamo mantenendo la scuola nei territori, è vero, ma a costo di una minore qualità".








