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CAGLIARI. Sono oltre 7.200 le persone che convivono con la sclerosi multipla in Sardegna. Il dato è emerso questa mattina in occasione di un convegno organizzato negli spazi del Lazzaretto a Cagliari, dall’Associazione italiana Sclerosi Multipla (Aism). Si tratta di una malattia autoimmune che colpisce cervello e midollo spinale, danneggiando i segnali nervosi trasmessi al corpo. “Nell’isola ci sono più di 7mila persone che affrontano la malattia con le loro famiglie. C’è necessità, non solo di farmaci che possono cambiare la vita di queste persone, soprattutto riabilitazione, servizio psicologico e inclusione sociale perché tutti hanno il diritto di vivere la loro vita fino in fondo”, spiega Mario Alberto Battaglia, presidente della fondazione italiana Sclerosi Multipla.
L’isola si conferma una delle regioni italiane con più persone colpite da sclerosi multipla. Infatti, in Sardegna c’è in incidenza di circa 430 casi ogni 100mila abitanti. “La Sardegna ha un numero doppio, in proporzione alla popolazione, delle persone con sclerosi multipla. Ha ovviamente una situazione geografica che richiede una capillarità di servizi in tutte le aree geografiche”, fa sapere Battaglia.
Lunghe liste d’attesa, ritardi nelle applicazioni dei percorsi di cura e difficoltà di accesso continuativo alla riabilitazione: queste sono le principali criticità in Sardegna. “Nell’isola ci sono centri di riferimento per la malattia, abbiamo l’accesso ai nuovi farmaci, ma è importante che sia un accesso personalizzato per bloccare la progressione. Purtroppo mancano ancora adeguati servizi di riabilitazione e servizi psicologici che su tutto il territorio devono essere disponibili per una buona inclusione”, continua Battaglia.
L’obiettivo del convegno è quello di creare un’Agenda per il 2030, un documento che guiderà i servizi per la sclerosi multipla per i prossimi 5 anni. “Questo incontro è fondamentale perché in ogni regione incontriamo tutte le persone con sclerosi multipla e le loro famiglie per capire i loro bisogni e definire l’Agenda 2030 e portarla alle istituzioni , ovviamente regionali, ma soprattutto nazionali”, conclude Battaglia.










