CAGLIARI. La Sardegna è ancora “poco amica delle giovani imprese”. L’Isola, infatti, si posiziona all’ultimo posto della classifica nazionale per quanto riguarda l’attrattività e le opportunità offerte alle nuove generazioni.
È quanto emerge dalla classifica delle regioni e delle province “amiche” dei giovani imprenditori è stata stilata dall’Ufficio Studi di Confartigianato, che ha elaborato l’indice “Youth Friendly 2025”, su dati UnionCamere-Infocamere, Inail, Inps, Excelsior, e contiene l’indice dei territori a misura di giovane per impresa e lavoro che monitora le condizioni dell’habitat sulla base di 27 indicatori, suddivisi in 4 “pilastri”, che comprendono, tra gli altri, il tasso di occupazione under 35, la presenza di giovani imprenditori, la collaborazione scuola-impresa, la diffusione dell’apprendistato, il saldo migratorio dei giovani all’estero o altre regioni.
L’analisi dettagliata di queste dimensioni permette di comprendere dove risiedano le criticità maggiori e dove, invece, l’Isola mostri segnali di resilienza. I dati dicono come il territorio sardo sia in coda alla graduatoria delle regioni con un punteggio di 403 punti, una quota sensibilmente inferiore alla media nazionale di 579 e ben lontana dai 709 punti della Lombardia, capolista del ranking. Il dato sardo risulta essere del 30,3% inferiore alla media italiana, evidenziando un divario strutturale profondo rispetto al resto del Paese per quanto concerne il lavoro, l’impresa, l’istruzione e l’inclusione territoriale.
“L’analisi ci restituisce l’immagine di una regione ancora in equilibrio precario tra fragilità e potenziale - commenta Mattia Urru, Presidente Giovani Imprenditori Confartigianato Sardegna - e indica con chiarezza quali siano le priorità per una reale crescita: lavoro, competenze, credito, servizi e politiche di lungo periodo. Solo rafforzando questi “pilastri” la crescita delle giovani imprese potrà essere un fatto concreto e non l’ennesima scommessa individuale affidata alla buona volontà dei singoli”. “Quando parliamo di giovani, di nuove energie, di passaggio generazionale ma anche di glaciazione demografica - continua Urru - dobbiamo sempre aver ben chiari questi dati che ci dicono come ai giovani sardi non manchino di certo idee, coraggio e spirito imprenditoriale ma solo un contesto che li metta davvero nelle condizioni di crescere: accesso al credito, formazione mirata, meno burocrazia e servizi adeguati. Rimanere nel proprio territorio significa trasformare una scelta difficile in una scelta di valore”.
Ecco il risultato dell’analisi dei “pilastri”:
1. “L’occupazione e le dinamiche giovanili” rappresentano il settore più critico. La Sardegna si posiziona al 20° e ultimo posto nazionale con un indice di appena 267 punti (contro una media Italia di 604). Questa categoria misura variabili pesanti come il tasso di occupazione 15-34 anni, la presenza di Neet (giovani che non studiano e non lavorano), la diffusione di apprendistato e la proiezione demografica dei giovani per i prossimi 25 anni.
2. Nella “Struttura e vitalità del sistema produttivo”, la Sardegna occupa la 16ª posizione con 388 punti. Il pilastro valuta la capacità del sistema imprenditoriale di rigenerarsi e coinvolgere le nuove generazioni, monitorando l’incidenza di imprese giovani (gestite da under 35), la loro sopravvivenza e la propensione alla collaborazione con le scuole tramite tirocini e Pcto.
3. Nel “Capitale umano e istruzione”, l’Isola si attesta al 17° posto con 392 punti.
La categoria analizza la qualità del sistema educativo, la quantità di laureati (25-39 anni), le competenze alfabetiche e numeriche degli studenti e la capacità del territorio di attrarre e valorizzare giovani ad alto titolo di studio.
4. La “Capacità amministrativa e inclusione territoriale”, al contrario, rappresenta l'unico vero dato positivo per la regione. La Sardegna balza al 9° posto in Italia con un indice di 660, superiore alla media nazionale di 546. Questo pilastro premia la qualità dell'amministrazione pubblica locale, l'efficienza dei servizi per l'infanzia, le relazioni digitali con la PA e la capacità di conciliare vita-lavoro, oltre alle condizioni abitative relative all'incidenza dei canoni d'affitto. L’analisi territoriale dice come Nuoro sia la più “giovane”, mentre Cagliari arranca.
Scendendo nel dettaglio provinciale, la classifica disegna una Sardegna a più velocità, sebbene tutte le province si trovino nella fascia di livello “Basso” (Level B) della classifica nazionale. • Nuoro emerge come la provincia più performante dell'Isola, occupando la 90ª posizione nazionale con un indice di 463 punti. Il Capoluogo barbaricino si distingue in particolare per la “Struttura e vitalità del sistema produttivo”, risultando la migliore in Sardegna per questo pilastro.
• Oristano e Sassari-Gallura seguono appaiate con un indice di 456 punti, posizionandosi al 94° posto della classifica generale delle province italiane.
Oristano si segnala per le migliori performance regionali nel pilastro “Occupazione e dinamiche giovanili”, mentre Sassari-Gallura eccelle a livello regionale per “Capacità amministrativa e inclusione territoriale”.
• Cagliari, pur essendo il capoluogo regionale, si posiziona al gradino più basso in Sardegna e al 102° posto nazionale su 105 territori analizzati, con un punteggio di 439.
Nonostante le difficoltà generali, Cagliari mantiene il primato regionale nel pilastro “Capitale umano e istruzione”.
Tuttavia, la provincia è citata nel rapporto tra le peggiori d'Italia per quanto riguarda l'occupazione e le dinamiche giovanili.
L’analisi nazionale
Il rapporto di Confartigianato evidenzia come la Sardegna sia inserita in un contesto nazionale dove i territori del Nord, come la Lombardia, il Veneto e l'Emilia- Romagna, dominano le classifiche di “youth friendliness” grazie a dinamismo economico e istituzioni efficienti.
Al contrario, l’Isola condivide le ultime posizioni con Campania, Calabria e Sicilia. L’Indice 2025 ha introdotto 15 nuovi indicatori (rispetto ai 12 della versione 2023) per catturare meglio fenomeni complessi come la mobilità dei laureati, la retribuzione media annua dei lavoratori dipendenti e l’incidenza dell’affitto sul reddito.
Proprio la variabile degli affitti è stata stimata per alcune province sarde sulla base di confini amministrativi precedenti per garantire un confronto omogeneo. In conclusione, se da un lato la Sardegna soffre per un sistema produttivo poco dinamico per i giovani, dall’altro le amministrazioni locali dimostrano una capacità di gestione dei servizi (specialmente digitali e per le famiglie) superiore a molte altre regioni italiane. È su questa base di efficienza amministrativa che si dovrà fare leva per invertire il trend demografico e occupazionale che attualmente penalizza l'Isola












