ERBIL. In Libano "ci sono 1.300 persone, è in atto una valutazione costante per monitorare con l’autorità libanese, le Nazioni Unite e la controparte israeliana se esistono le condizioni per continuare la missione o no". Lo ha detto oggi il ministro della Difesa Guido Crosetto in un' ntervista rilasciata al Corriere della Sera. Il riferimento è alla missione Unifil che vede schierati anche i militari della Brigata Sassari e al fuoco incrociato tra Israele e Libano raccontato dalla stessa Forza di Interposizione delle Nazioni Unite nell'ultimo aggiornamento.
"Dovremmo saperne di più a ore", continua Crosetto, "perché il segretario generale dell’Onu ora è a Beirut e perché è chiaro che una cosa è una missione di pace, altra la presenza in un territorio dove la guerra è in corso". Il ministro ha poi precisato: "Il lavoro che, storicamente, abbiamo sempre svolto in Libano è importante per la stabilità di quel Paese. Ma valuteremo il tutto avendo come priorità l’incolumità dei nostri soldati".
Intanto i militari italiani lasciano l'Iraq dopo l'attacco a Erbil: "La prima cosa che ha fatto nella notte di mercoledì, dopo aver avvertito la premier e i due vicepremier, è stata quella di mandare un messaggio a tutti i leader dei partiti. Di maggioranza e di opposizione. Anche se si trattava, fortunatamente, di un’azione senza conseguenze per i nostri militari perché eravamo stati avvertiti 4 ore prima di un possibile attacco e tutti i nostri soldati hanno potuto mettersi in sicurezza. Il che sta a dimostrare anche come funzionino i rapporti tra la nostra intelligence e la difesa italiana e quella degli altri Paesi coinvolti nell’area".















