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CAGLIARI. "Siamo la periferia coloniale di uno Stato che fa il suo interesse. La classe politica sarda non può indignarsi: l’autonomia non è sovranità". A scriverlo, con una nota ufficiale, il gruppo politico Repùblica, "indipendentista unitaria e pluralista", come avevano spiegato al momento della fondazione.
"La nostra terra, vista con occhio italiano, è uno spazio periferico, ideale per inviarvi scorie o segmenti sociali indesiderabili. Grazie al potere di prendere decisioni di carattere coloniale. La distanza geografica della nostra Isola rispetto al cuore dello Stato italiano diventa uno strumento politico-amministrativo: l’isolamento fisico viene infatti percepito come soluzione gestionale nello stoccaggio di rifiuti pericolosi o di detenuti ad alta pericolosità. Uno spazio di contenimento, di una zona di sacrificio". E aggiungono: "La territorialità della pena dovrebbe essere la stella polare di un sistema degno dell’Europa-patria-dei-diritti-umani. Invece le comunità sarde gravate dai penitenziari vanno incontro al deterioramento della reputazione complessiva del loro territorio, alla crescita di una percezione di insicurezza e alla trasformazione del tessuto sociale. A stupirsi sono coloro i quali governano da 80 anni la nostra terra accettando il sistema autonomistico".
E infine: "Non hanno il diritto di indignarsi come se si trattasse di un sopruso imprevedibile: lo Stato impone decisioni senza consultazioni preventive. Può farlo, lo fa. Perché l’autonomia, per definizione, non è sovranità. E la classe politica al governo non ha neanche il diritto di chiamare alla mobilitazione dopo aver deriso e denigrato le persone che hanno scelto di scendere in strada contro la fabbrica della vergogna, che produce bombe e droni kamikaze a Domusnovas, destinati anche a Israele".












