CAGLIARI. Niente pantaloncini o minigonne se si entra al Palazzo di Giustizia. Vietato l'ingresso anche a chi arriva con canottiere o maglie smanicate, cappellini, abiti trasparenti, infradito e ciabatte.
Il nuovo cartello di avviso ai visitatori del Tribunale di Cagliari è comparso nel bel mezzo dell'estate più calda di sempre. Ma arriva, stando a quanto trapela, in risposta a una serie di episodi in cui il limite della decenza sarebbe stato superato. A dover far rispettare la nuova disposizione, in vigore ufficialmente da ieri (quando sono comparsi gli avvisi), il personale di vigilanza all'ingresso del palazzo di piazza Repubblica.
Nei corridoi del tribunale serpeggia però un certo malcontento, tra impiegati e chi al palazzo di giustizia ci lavora come professionista. È certo - e questo lo dicono tutti - che crocs, infradito e vestiti poco consoni ad un'aula del tribunale (o ad un ufficio) non sarebbero "avvistamenti" rari nel tribunale cagliaritano, e che in udienza ci si debba vestire in maniera consona al luogo in cui ci si trova. Ma, secondo alcuni, così si rischia di passare da un estremo all'altro. Le maglie girospalla e i sandali da donna utilizzati in piena estate, ad esempio, secondo le immagini del cartello rientrerebbero tra quelli vietati. E in tribunale, lo ricordiamo, si entra anche per adempimenti di cancelleria e per questioni burocratiche come in qualsiasi altro ufficio pubblico.
Il punto che accende la polemica però è soprattutto un altro: nelle aule del palazzo di giustizia l'aria condizionata non è sempre assicurata e assistere a un'udienza, a seconda del caso, può significare anche affrontare un caldo, di questi tempi, eccessivo. Stessa situazione per i corridoi.
Tra chi frequenta il Tribunale di Cagliari lo stupore nel vedere il cartello dei divieti è legato proprio al periodo eccezionale legato alle ondate di calore che stanno colpendo l'Isola: "Alla fine dell'estate più calda degli ultimi anni, anziché preoccuparsi di climatizzare bene tutto il palazzo di giustizia, di far funzionare la digitalizzazione del processo e risparmiarci inutili code, di smaltire l'arretrato, la priorità sia diventata quella di proibire pantaloni corti e sandali", è la polemica.
Per ora l'avviso si rivolge ai visitatori, ma intanto si vocifera una possibile adozione dello stesso regolamento anche negli uffici.
