CAGLIARI. "Ricordare Marcinelle significa ricordare che dietro ogni lavoratore c'è una persona, una famiglia, una storia". Così l'assessora regionale del lavoro Desirè Manca commemora l'8 agosto, la Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, a settant'anni dalla tragedia della miniera di Bois du Cazier in Belgio dove persero la vita 262 minatori, tra cui 136 italiani.
Tra le vittime dell'inferno di carbone viene ricordato anche Giuseppe "Peppino" Cocco, minatore con radici sarde a Sedilo, emigrato all'estero alla ricerca di un futuro migliore.
Per l'esponente della giunta regionale, la tragedia "rappresenta ancora oggi una ferita profonda e un monito: la sicurezza e la giustizia sociale non sono costi da sopportare, ma diritti fondamentali". Manca ha ricordato l'impegno dell'esecutivo nella tutela del lavoro e nel contrasto al caporalato, anche attraverso l'attivazione dell'Osservatorio regionale sullo sfruttamento lavorativo.
Dalla Cgil arriva la denuncia per un mondo del lavoro in cui ancora prevale la "logica del profitto a scapito della sicurezza", con un parallelo tra i sardi emigrati nel secolo scorso e i lavoratori migranti di oggi: "A distanza di decenni dobbiamo chiederci se non si continui a morire nei cantieri, nei campi e nelle fabbriche perché la salute viene considerata un costo da tagliare", sottolinea Simona Fanzecco, segretaria Cgil sarda, rilanciando la piena attuazione del Patto di Buggerru siglato con i sindacati per garantire tutele e legalità in ogni cantiere dell'isola.