Il 60% degli incendi degli ultimi anni in Sardegna è doloso, attenzione massima per agosto: "Sono atti di terrorismo"

Guarda YouTg anche su Matex Tv

CAGLIARI. Sono 1550 gli incendi registrati in Sardegna dall’inizio della campagna antincendio 2026, un dato sostanzialmente in linea con la media degli ultimi anni, ma con una differenza significativa: la superficie boschiva percorsa dal fuoco è finora nettamente inferiore alla media ( 1930 ettari tra il 2014 e il 2025). È quanto emerge dai dati presentati durante la riunione plenaria sulla campagna antincendio, convocata questa mattina nella sede dell’assessorato all’Ambiente a Cagliari.

Nel dettaglio, nel 2026 sono stati percorsi dalle fiamme circa 9.500 ettari, di cui 707,70 di superficie boschiva e 8.770,89 di superficie non boschiva. Il dato più alto per numero di incendi appartiene al 2014, con 2.122 roghi, mentre il record per superficie percorsa è del 2021, con oltre 22.500 ettari.

Un quadro che, nonostante le temperature elevate e una stagione particolarmente impegnativa, vede la superficie boschiva colpita dalle fiamme in calo rispetto alla media. “I dati sono in linea con la media degli ultimi 13 anni. Gli incendi sono circa 1500 in questo periodo dell'anno dall'inizio, che a me sembrano comunque moltissimi, ma sono nella media di tutti gli altri anni. Per gli incendi boschivi abbiamo una percentuale inferiore rispetto alla media decisamente, questo è un dato positivo. Abbiamo invece più incendi di tipo agricolo”, spiega il direttore generale del Corpo forestale Gianluca Cocco

Sul fronte delle cause, resta centrale il fattore umano. Negli ultimi anni una parte significativa degli incendi in Sardegna hanno avuto un'origine dolosa. “Gran parte degli incendi sono indeterminati. Tra quelli che riusciamo a determinare, quest'anno non possiamo fare una percentuale, ma negli ultimi cinque anni circa il 60% degli incendi in Sardegna sono dolosi”, fa sapere Cocco. 

“Gli incendi da soli non partono. Abbiamo la mano umana che continua ad essere responsabile di questo grave delitto che io continuo a chiamare atti di terrorismo perché non sono altro. Atti di terrorismo nei confronti della nostra regione, della nostra terra”, ha detto l'assessora regionale all'Ambiente Rosanna Laconi.

Occhi puntati soprattutto sul mese di agosto, quando la presenza di turisti aumenta, insieme alla pressione sui territori. Nei giorni scorsi l'Europa aveva segnalato una situazione di forte rischio per la Sardegna, ma le previsioni più recenti hanno ridimensionato l'allerta. Il direttore generale della Protezione civile Mauro Merella invita però a non abbassare la guardia. “Questo ovviamente non comporta da parte delle strutture regionali, ma neanche da parte delle amministrazioni locali, un abbassamento del livello di attenzione perché la macchina organizzativa ovviamente è schierata al massimo livello in tutte le sue componenti pronta a intervenire qualora ci sia la necessità ma soprattutto a fare un'attività di presidio”, spiega Merella.

Sul fronte dei mezzi aerei, la Regione assicura di essere al massimo della disponibilità. “I Canadair sono a nostra disposizione. Come sempre, essendo una forza nazionale, qualora si dovessero verificare emergenza in altre regioni, questi mezzi possono essere spostati. Ma quando è capitato che noi avessimo bisogno spesso abbiamo avuto anche sei Canadair nella nostra regione”, aggiunge l'assessora.

Intanto prosegue anche la sperimentazione tecnologica con i droni, utilizzati soprattutto nelle operazioni di bonifica. La Regione punta a investire ulteriormente su questa tecnologia e sui sistemi satellitari per migliorare il controllo del territorio. “Riusciamo a vedere dei focolai che l'occhio umano non individua e che invece il drone riesce a vedere. E quindi si può andare a fare una bonifica mirata”, spiega Laconi.