Caso Regeni, tre colonnelli egiziani colpevoli del sequestro e un generale assolto: accusa omicidio caduta

ROMA. Arriva la decisione nel processo per la morte di Giulio Regeni, il ricercatore friulano sequestrato, torturato e ucciso in Egitto nel 2016. La prima Corte d'assise di Roma ha condannato a dieci anni di reclusione tre ufficiali dei servizi segreti egiziani, i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim e il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, riconosciuti colpevoli del sequestro di persona del giovane studioso. È stata invece pronunciata sentenza di assoluzione nei confronti del generale Tariq Sabir, mentre è caduta l'accusa di omicidio contestata a uno degli imputati.

I quattro funzionari degli apparati di sicurezza egiziani sono stati giudicati in contumacia, al termine di un iter condizionato dall'assenza di cooperazione giudiziaria da parte delle autorità del Cairo.

"Ora anche il nostro governo dovrà prenderne atto, reclamare il risarcimento del danno come richiesto dall'Avvocatura di Stato e rompere i rapporti con un Paese che, lungi dall'essere sicuro, tortura, uccide anche i cittadini degli stati cosiddetti amici", dichiara l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni. "Questa, come direbbe Calamandrei, è la gioia e la fede del giurista ed è anche la nostra e di tutte le persone che ci hanno accompagnato e sostenuto in questo faticoso percorso di giustizia. Saremo sempre grati alla procura e agli investigatori per il loro instancabile lavoro e a Giulio che anche oggi ha fatto cose".