ROMA. Cambio di rotta nella politica salariale della Santa Sede. Papa Leone ha ufficialmente abrogato la lettera apostolica in forma di Motu Proprio "Un futuro sostenibile", firmata il 23 marzo 2021 da papa Francesco per far fronte all'emergenza finanziaria e pandemica attraverso il taglio progressivo degli stipendi dei cardinali, dei superiori e dei religiosi in servizio presso i Dicasteri e il Governatorato. Ora i salari tornano a salire.
La decisione è stata resa nota nel giorno del settantunesimo compleanno del Pontefice ed entra in vigore con decorrenza retroattiva dal 1° settembre 2026. "Quelle misure di contenimento salariale adottate dal mio Predecessore con la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio 'Un futuro sostenibile', del 23 marzo 2021, che furono necessarie anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia, e che vennero già parzialmente modificate, con l’abrogazione dell’articolo 3, con Rescriptum ex Audientia del 16 giugno 2025, possono ora essere superate nella certezza che le Istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano proseguiranno, con strumenti diversi, nell’impegno di garantire la sostenibilità economica", ha dichiarato Papa Leone nel provvedimento.
L'atto di abrogazione fa comunque "salvi, in via definitiva, gli effetti prodotti nel periodo della sua vigenza, ivi compresi gli effetti prodotti dalla sospensione della maturazione degli scatti biennali di anzianità", bloccati nel biennio 2021-2023. Restano dunque acquisite le trattenute e i congelamenti maturati negli anni di applicazione del testo di Bergoglio, che aveva stabilito decurtazioni del 10% per i cardinali, dell'8% per i dirigenti e del 3% per ecclesiastici e religiosi con l'obiettivo di salvaguardare i posti di lavoro e riequilibrare i bilanci curiali.