Morti sul lavoro, in Sardegna "uno in più rispetto allo scorso anno, 8 persone non sono tornate a casa nel 2026"

 

CAGLIARI. Otto morti sul lavoro nei primi sei mesi del 2026, una vittima in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. È l'allarme lanciato dalla Cisl Sardegna sulla base dei dati elaborati dall'Osservatorio Vega Engineering, che posizionano l'Isola in zona gialla con un'incidenza di 13,4 decessi per milione di occupati.

"Essere sotto la media nazionale di 14,5 non ci consola – dichiara Pier Luigi Ledda, segretario generale della Cisl Sardegna –. Otto persone sono andate al lavoro e non sono tornate a casa. La sicurezza non è una classifica tra regioni: dietro ogni numero ci sono una persona, una famiglia, una comunità".

Per il sindacato, l'incremento delle denunce di infortunio a livello nazionale (+5,5%) e il moltiplicarsi dei cantieri richiedono risposte immediate, a partire dall'emergenza caldo: "Quando le temperature estreme mettono a rischio la salute bisogna cambiare orari e turni, e quando serve fermarsi – incalza Ledda –. Nessuna scadenza vale la salute di una persona".

La Cisl sollecita quindi la piena operatività del Patto di Buggerru, che mette sul piatto 5 milioni di euro all'anno per il triennio 2026-2028 e ha visto lo scorso 24 giugno l'istituzione dell'Osservatorio regionale per la sicurezza. "Abbiamo il Patto, le risorse e l'Osservatorio: adesso bisogna passare all'azione nei luoghi di lavoro. Dobbiamo capire prima dove il rischio sta aumentando e portare lì controlli, formazione e prevenzione. Tornare a casa dal lavoro è un diritto, non una questione di fortuna", conclude il segretario.