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Bonorva vuole "scacciare" la regina Savoia, l'incredibile no della Soprintendenza

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BONORVA. Ora è intitolata a Margherita di Savoia, regina. Il Comune di Bonorva vuole dedicarla alla memoria di Virgilio Tetti, studioso, ex sindaco del paese e cittadini illustre. Ma a dire no arriva la Soprintendenza alle Belle arti. Il motivo? "Scacciando" simbolicamente i Savoia dalle strade del paese - così come hanno fatti tanti altri comuni in Sardegna che ripudiano il periodo monarchico per fare spazio a grandi nomi della società sarda - si stravolgerebbe un presunto equilibrio toponomastico e urbanistico basato sul fatto che i nomi di "re e regina agli estremi opposti della rete viaria, con la chiesa di mezzo, e in prosecuzione una via intitolata al figlio". Qui di sarebbe dimostrata la  "chiara volontà di rappresentare, in concreto sul piano urbanistico, i due poteri di riferimento, quello politico e quello religioso, lo Stato e la Chiesa.” Una situazione al limite del paradossale che viene denunciata dal movimento indipendentista Liberu, attraverso il suo portavoce Pier Franco Devias. Ecco al nota integrale, intitolata "I colpi di coda della tirannia Savoia". 



Mentre in tutta la Sardegna parecchie amministrazioni comunali mettono in soffitta l’assurda usanza di intitolare le proprie vie ai tiranni della Casa Savoia, sostituendone i nomi con personaggi illustri della propria comunità o della storia sarda, a Bonorva si abbatte il verdetto repressivo della Soprintendenza.
La cronologia di questa incredibile storia ci dice che il comune di Bonorva aveva deciso di cancellare il nome di Margherita di Savoia da una delle sue vie principali, per sostituirlo con quello dello studioso bonorvese professor Virgilio Tetti.
A questo punto l’amministrazione quindi deve seguire – ancora nel 2019! – l’iter previsto dal Regio Decreto n° 1158 del 1923 e chiedere il permesso alla Soprintendenza.
Regio decreto firmato da Vittorio Emanuele III. Figlio della Margherita di Savoia di cui si chiede rimozione.
E in questo tripudio di personaggi reali la Soprintendenza, alla faccia del secolo trascorso e dell’assetto democratico (?) assunto nel frattempo dallo Stato italiano, con piglio lealista ferma tutto e tesse le lodi della Regina.
Le motivazioni ufficiali a sostegno dello stop al cambio di denominazione addotte dal Professor Bruno Billeci (Soprintendente all’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Sassari e Nuoro) iniziano con un timido tentativo di ricostruire una geometria odonomastica che pone re e regina agli estremi opposti della rete viaria, con la chiesa di mezzo, e in prosecuzione una via intitolata al figlio. A detta del Soprintendente questo “…dimostra la chiara volontà di rappresentare, in concreto sul piano urbanistico, i due poteri di riferimento, quello politico e quello religioso, lo Stato e la Chiesa.”
Un po’ debole come motivazione per impedire l’intitolazione a un illustre studioso, figlio della comunità bonorvese.
Per cui il Soprintendente rimedia adducendo motivazioni che a nostro parere sono gravissime, essendo figlie non di considerazioni di tipo storico ma piuttosto di opinioni strettamente personali e politiche sulla sovrana italiana.
Quella che per gli storici è stata concordemente una regina profondamente conservatrice, ferocemente reazionaria, propugnatrice della politica imperialista e della repressione sanguinaria dei moti popolari (tra i quali quelli di Milano del 1898 ), nonché sostenitrice del colpo di Stato fascista, per il Soprintendente diventa “una figura particolarmente cara alle popolazioni locali” e “un personaggio che ebbe con la Sardegna particolare legame”, aggiungendo come motivazione “dal momento che fu in stretti rapporti di amicizia con la nobile famiglia Pes di Villamarina”. Trasformando quindi l’amicizia con una famiglia nobile in affettuoso legame con tutta la Sardegna. Ci si aspetterebbe qualcosa di più da una motivazione che pretende di avere fondamento storico e non evidentemente politico.
In ultimo il prof. Billeci afferma che in onore della casa reale venne inaugurata la prima cavalcata sarda a Sassari “a cui parteciparono moltissimi comuni del centro nord dell’isola” e che la stessa coppia era presente a Cagliari quando “venne posata la prima pietra del nuovo palazzo comunale”.
Non una parola sulla fame, la miseria, la disperazione in cui era tenuto il Popolo Sardo dalla crudeltà di questi tiranni, non un accenno alle stragi, alle crudeltà, alle impiccagioni, alle devastazioni che furono l’emblema di questa funesta casa regnante. Non un solo riferimento sulla responsabilità anche personale di questa sovrana e di suo figlio Vittorio Emanuele III sulla mattanza della prima Guerra Mondiale che costò la vita a 13mila ragazzi sardi, e sul consenso esplicito di Margherita di Savoia alla presa del potere da parte del fascismo, che costò alla Sardegna e a tutta Europa un olocausto di sangue e miseria impossibile da dimenticare.
Condanniamo con forza l’evidente operazione di revisionismo storico che sostiene le motivazioni della Soprintendenza contro la sostituzione del nome di Margherita di Savoia alla via omonima di Bonorva e invitiamo, nuovamente, tutte le amministrazioni ad abolire nei propri comuni ogni riferimento e ogni tributo alla sanguinaria dinastia Savoia, intitolando le nostre strade e le nostre piazze a nostri concittadini che si sono distinti per la libertà del popolo sardo, per lo studio e la passione nelle arti e nei mestieri, per la dedizione alla comunità.
Tutti insieme ci libereremo definitivamente dai Savoia.
E magari anche dai loro malcelati estimatori governativi.

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