Seguici anche sul nostro canale Whatsapp
CAGLIARI. Mettere i giovani al centro, non come semplici beneficiari di servizi, ma come protagonisti di un nuovo modello di comunità. È questo il cuore del progetto varato dall’amministrazione “Innovazione del Sistema dei Servizi Educativi di Prossimità e Inclusione Sociale in favore di minori e giovani: Centri di quartiere”, finanziato con fondi PN Metro Plus 21-27 e partito oggi con l’inaugurazione delle attività del Centro di Quartiere di Sant’Elia, con sede presso l’ex asilo di Via Schiavazzi. All'inaugurazione erano presenti l'Assessora alla salute e benessere Anna Puddu, il Presidente de "La Carovana Società Cooperativa Sociale Onlus", ente capofila dell'Associazione Temporanea di Imprese (ATI), partner del progetto, Claudio Zasso e la Dirigente scolastica dell'Istituto Comprensivo "Randaccio - Tuveri - Don Milani - Colombo", Giovanna Porru.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio piano d’azione varato dal Comune di Cagliari, volto ad abbattere il muro della povertà educativa. L’obiettivo è chiaro: trasformare i quartieri a maggior rischio di isolamento sociale in laboratori di inclusione, grazie a una rete di servizi educativi 'sotto casa' e al coinvolgimento diretto del Terzo settore e dei residenti. Non assistenza, quindi, ma una vera e propria sperimentazione urbana, in grado di mettere in rete istituzioni e comunità locale.
“Con molto orgoglio viene raggiunto un ulteriore obiettivo strategico dell’amministrazione che fin dal suo insediamento ha lavorato intensamente per restituire spazi alla città, attivando servizi indispensabili per la promozione del benessere delle famiglie e di tutte le bambine e i bambini cagliaritani – ha affermato l’assessora alla salute e benessere delle cittadine e dei cittadini, Anna Puddu - Il centro di quartiere di Sant’Elia rappresenta il quinto centro di quartiere presente in città, fortemente voluto dall’amministrazione comunale. Il progetto unitario, che vede coinvolte quasi tutte le associazioni operative nel quartiere, rappresenta un modello innovativo di gestione partecipata ed erogazione di servizi socioeducativi in un'ottica di comunità con una pluralità di interventi che coinvolgono i singoli, le famiglie, i minori e le istituzioni presenti”
Vicinanza e partecipazione attiva.
L’obiettivo è creare una rete di protezione e crescita che promuova il benessere di minori e giovani, di età compresa tra i 5 e i 21 anni, garantendo che nessuno resti indietro, attraverso percorsi che sono frutto di rilevazioni eseguite sul territorio, sulla base di bisogni, criticità e desideri. Al termine del processo partecipativo, svolto in collaborazione con operatori del Terzo settore selezionati per la co-progettazione, è emerso un panel di interventi, disegnati su misura per ogni fase della crescita.
Dai primi passi all'adolescenza: aggregazione e supporto
Per i più piccoli, la fascia 5–10 anni, il progetto offre un porto sicuro fatto di attività quotidiane di aggregazione. Tra laboratori manuali, percorsi educativi all’aperto e attività sportive, i bambini saranno seguiti anche nel supporto scolastico e durante i centri estivi. Crescendo, nella delicata fase dei 11–14 anni, l'offerta si arricchisce: ai laboratori e allo sport si affianca un fondamentale servizio di supporto psicologico, pensato per accompagnare i preadolescenti nelle sfide relazionali di questa età, mantenendo sempre saldo l'aiuto nello studio.
Il ponte verso l'età adulta: orientamento e coaching
Per i ragazzi tra i 15 e i 17 anni, il piano si fa ancora più articolato. Oltre alle attività aggregative e allo sport inclusivo, entrano in gioco laboratori espressivi e percorsi per la gestione dei conflitti. Qui il supporto psicologico e relazionale diventa sistemico, integrandosi con attività di orientamento e coaching per aiutare gli adolescenti a guardare al futuro con consapevolezza.
Il cammino si completa con i giovani adulti dai 18 ai 21 anni. Per loro, il progetto si trasforma in un vero e proprio trampolino verso l’autonomia: l’attenzione si sposta su laboratori professionalizzanti, percorsi di formazione e un accompagnamento concreto al lavoro. Non mancano il supporto psicologico e la partecipazione a eventi comunitari, strumenti essenziali per contrastare l'isolamento e favorire una cittadinanza attiva e consapevole.
Una rete per il quartiere
Il successo di questa operazione poggia su una nuova idea di governance partecipata. Il Centro di Quartiere non sarà un ufficio isolato, ma il perno di una rete che unisce enti pubblici, terzo settore, famiglie e l'intera comunità e sarà in continuo itinere. Una sinergia fondata sulla sussidiarietà e sull'innovazione, capace di offrire servizi educativi di prossimità che siano accessibili, inclusivi e di alta qualità per tutti, trasformando Cagliari in una città davvero a misura di giovane.












