In Sardegna

Post sui social ironici sulla politica di Quartu: la Cassazione annulla la condanna contro Nicola Cocco

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QUARTU. La Cassazione ha annullato la condanna del dentista Nicola Cocco che era finito a processo dopo aver scritto alcuni post ironici sui social nei confronti della politica quartese. È stata ribaltata la sentenza nata dalla querela dell’ex sindaco Mauro Contini.

Dopo quasi dieci anni di vicenda giudiziaria la Corte Suprema di Cassazione ha annullato la sentenza con cui la Corte d’appello di Cagliari aveva confermato la condanna del dentista quartese Nicola Cocco per alcuni commenti pubblicati sui social network nel pieno del dibattito politico cittadino.

Con il provvedimento, depositato con la sentenza del 13 gennaio 2026, i giudici della quinta sezione penale hanno disposto l’annullamento evidenziano gravi carenze nella motivazione della decisione impugnata, definita «al limite dell’apparenza». Secondo la Suprema Corte le conclusioni della sentenza risultano «assertive e prive di ragioni a sostegno», perché non viene spiegato quale espressione sarebbe offensiva né viene analizzato il contesto nel quale i commenti erano stati pubblicati.

La Cassazione osserva inoltre che nella decisione dei giudici di merito manca una reale valutazione del contesto del dibattito politico e delle circostanze nelle quali le frasi erano state pronunciate.

La vicenda nasce nel luglio del 2017 quando il Dr. Cocco pubblica su Facebook alcuni commenti ironici sulle polemiche politiche del momento. Nel post si leggeva:

"Le riprese del film Ovunque proteggimi che trasformeranno un tratto del litorale quartese in set cinematografico da domani sono state spostate a venerdì. Gli altri giorni invece, tra presidente del consiglio comunale rinviato a giudizio e quelli che dicono che la sicurezza va data alla moglie del tecnico del Comune che ha seguito la pratica e consiglieri comunali eletti con voto di scambio, va in onda Gomorra".

In un altro passaggio del dibattito social il professionista scriveva anche:

"Si può parlare di associazione a delinquere?".

Da quei commenti nasce la querela presentata da Mauro Contini, allora presidente del Consiglio comunale di Quartu, da un funzionario dell’assesorato all’Urbanistica e dalla moglie. Il procedimento giudiziario porta inizialmente a una condanna in primo grado e successivamente alla conferma in appello, con il pagamento da parte del professionista di una provvisionale di 3.000 euro ciascuno oltre alle spese processuali.

Ora però la Suprema Corte cambia radicalmente la prospettiva della vicenda.

Nel provvedimento i giudici ricordano che il diritto di critica nel dibattito pubblico, soprattutto quando riguarda l’operato di amministratori e questioni di interesse collettivo, deve essere valutato tenendo conto del contesto nel quale le opinioni vengono espresse.

La Cassazione osserva inoltre che "non è in discussione il nucleo di verità delle notizie" dalle quali prendeva origine la critica del noto dentista.

E richiama un principio fondamentale della giurisprudenza: in una società democratica non può essere repressa penalmente una contestazione dell’operato altrui quando rientra nel confronto pubblico su temi di interesse collettivo.

Alla luce di queste considerazioni la sentenza è stata annullata. I reati contestati sono stati dichiarati estinti per intervenuta prescrizione e per gli eventuali profili risarcitori, con conseguente titolo per la ripetizione delle somme già versate dal dott. Cocco.

Per Nicola Cocco la decisione rappresenta la conclusione di una lunga vicenda giudiziaria, durata dieci anni, nata nel contesto di un acceso confronto politico cittadino.

"Ho sempre ritenuto – commenta – di aver esercitato un diritto di critica nell’ambito di un dibattito pubblico su fatti di interesse collettivo. La Cassazione rifacendosi anche alla Corte europea per i diritti dell’uomo ha ricordato un principio fondamentale: 

la libertà di espressione e il confronto tra cittadini sono elementi essenziali della democrazia» spiega Nicola Cocco assistito dall’avvocato Pierluigi Concas, "ho accolto la sentenza della Suprema Corte di Cassazione con grande felicità e soddisfazione. Ho sempre partecipato al dibattito pubblico con onestà intellettuale e senso civico.
Le istituzioni meritano rispetto, è quando le istituzioni non rispettano i cittadini, la democrazia ha bisogno di qualcuno che abbia il coraggio di dire che il re è nudo".
“Alla luce di quanto è emerso dalla sentenza della Suprema Corte, ho già sottoposto la questione al mio legale civilista, con il quale sto valutando ogni e opportuna azione risarcitoria per i danni che questa lunga vicenda giudiziaria mi ha arrecato".