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CAGLIARI. "Ieri, durante la Sartiglia di Oristano, un cavallo è morto dopo essere stato colto da un malore improvviso durante la sfilata. Nonostante l’intervento dei veterinari presenti, l’animale non è sopravvissuto. Si tratta di un episodio grave, che conferma ancora una volta come l’impiego dei cavalli in eventi di spettacolo e competizione comporti rischi strutturali e non eliminabili, fino alla perdita della vita". La Lav va all'attacco della Sartiglia dopo l'episodio di ieri alla prima giornata della giostra equestre di Oristano.
"Nel corso della stessa giornata si è verificata anche la caduta di un altro cavallo, con conseguente ferimento dell’animale. Come spesso accade in queste manifestazioni, non sono stati forniti dettagli sulle condizioni del cavallo, che è stato rapidamente allontanato dalla pista, lontano dalle telecamere e dagli occhi del pubblico", aggiungono dalla lega anti vivisezione. "Il fatto che il cavallo deceduto non sia morto durante l’esibizione non attenua la responsabilità del contesto in cui è stato inserito", si legge nella nota.
"La Sartiglia impone ai cavalli condizioni operative che esulano completamente dalle loro capacità naturali di adattamento: lunghi periodi di immobilità in stato di eccitazione, esposizione continua a stimoli sonori intensi, accelerazioni improvvise, manovre complesse al galoppo e l’obbligo di muoversi in un ambiente urbano che non offre vie di fuga né superfici idonee al loro equilibrio e alla loro sicurezza. Sono fattori che possono determinare un incremento significativo della frequenza cardiaca, alterazioni respiratorie, disidratazione, collassi e malori improvvisi", scrvono ancora. "Nel corso di un incontro con il ministero della Salute, tenutosi lo scorso anno prima, Lav e altre associazioni avevano portato all’attenzione del Ministero l’estrema pericolosità delle manifestazioni popolari".
Secondo il gruppo animalista non è la prima volta, citando episodi analoghi negli scorsi anni. "Nel 2025 una cavalla si spezzò una zampa in diretta durante la corsa: l’incidente venne minimizzato in diretta, ma l’animale fu successivamente ucciso".
“Ogni volta che un cavallo muore in una manifestazione pubblica si parla di fatalità. Ma le fatalità sono la conseguenza diretta di scelte deliberate: utilizzare animali come strumenti di spettacolo significa accettare che possano ammalarsi o morire” - dichiara Nadia Zurlo, responsabile Area Equidi Lav - “Non c’è nulla di inevitabile o neutrale: è un sistema che mette a rischio la vita dei cavalli in nome della tradizione”.
La morte di questo cavallo non può essere archiviata come un episodio isolato per la Lav. "La tradizione non può essere un alibi per perpetuare pratiche che comportano sofferenza e morte. È necessario superare definitivamente l’idea che gli animali possano essere utilizzati come strumenti di spettacolo: solo l’abolizione di queste manifestazioni può garantire che tragedie come quella di ieri non si ripetano".













