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CAGLIARI. Il Consiglio di Stato ha stabilito che il comune di Cagliari dovrà risarcire una società per oltre 50mila euro per una chiusura illegittima di una sala giochi avviata nel 2017.
La chiusura, come riporta Agipronews, era stata voluta dall'amministrazione con ordinanza apposita: si indicava una distanza minima di 500 metri dai cosiddetti “luoghi sensibili”, come misura di prevenzione della ludopatia. La società però aveva avviato l’attività dopo aver ottenuto tutte le autorizzazioni, inclusa la licenza della Questura, e dopo aver sostenuto spese per la ristrutturazione del locale e la stipula di un contratto di locazione commerciale.
Pochi mesi dopo l’apertura, il Comune aveva ordinato la chiusura della sala giochi, sostenendo la violazione dei limiti distanziali introdotti dalle ordinanze del sindaco. I provvedimenti erano stati impugnati davanti al Tar Sardegna, che nel 2018 li aveva annullati dichiarandoli illegittimi per incompetenza del sindaco. Secondo i giudici, infatti, il sindaco può intervenire solo sugli orari di apertura delle attività, mentre la disciplina delle distanze dai luoghi sensibili spetta al legislatore regionale o al Consiglio comunale tramite regolamenti o strumenti urbanistici.
Nonostante l’annullamento definitivo degli atti, l’attività era rimasta chiusa, causando danni economici alla società. La richiesta di risarcimento era stata inizialmente respinta dal Tar, che aveva ritenuto l’errore del Comune scusabile per una presunta incertezza normativa. Il Consiglio di Stato ha invece ribaltato la decisione, affermando che l’illegittimità delle ordinanze era evidente e che non vi erano contrasti giurisprudenziali tali da giustificare l’errore. L’operato del Comune è stato quindi ritenuto colposo.
Accertata la responsabilità, i giudici hanno riconosciuto il danno emergente in oltre 50mila euro e hanno stabilito che il Comune dovrà procedere anche alla liquidazione.














