Poesia-Andrea-Melis

CAGLIARI. E pensare che Facebook l'aveva censurata, bloccandogli l'accesso al profilo. "Ma dimmi tu questi negri", poesia scritta da Andrea Melis, rischia invece di diventare un caso letterario "virtuale" nazionale. Nel senso che è nata nel mondo virtuale, scritta sulla bacheca personale del social network, ma il suo impatto è fortissimo: migliaia di condivisioni, dibattiti online. Parole semplici, dirette. Contro il razzismo. Con le migrazioni lette guardando ai luoghi da cui partono, questi uomini che fanno così paura al mondo "civilizzato". Lo stesso mondo civilizzato che ha depredato le risorse "in casa loro", secondo Melis. Che campa lavorando in un call center, ma ha una grande passione per le parole. Si è trovato davvero a scatenare un caso letterario. E commenta così (di seguito il testo integrale della poesia):

 

"Ma dimmi tu questi negri"

Ma dimmi tu questi negri 
che vengono a prendersi per disperazione 
ciò che noi ci prendemmo con la violenza, 
la spada e la croce santa, 
lasciandoci dietro solo disperazione

Ma dimmi tu questi negri
che hanno cellulari e guardano le nostre donne, 
mentre noi da sempre
ci fottiamo le loro 
un tanto a botta nelle strade nere delle periferie, 
e prendiamo il silicio dalle cave delle loro terre, 
e come osano poi questi negri 
avere desideri proprio uguali ai nostri 
manco fossero umani

Ma dimmi tu questi negri che attraversano il mare 
come se fosse messo lì per viaggiare 
e non per tenerli lontani, 
per galleggiare e non per affondare, 
per andare e non per tornare

Ma dimmi tu questi negri 
ex schiavi dei bianchi 
che vengono qui a rubarci il pane 
proprio ora che gli schiavi siamo noi 
Messi in ginocchio e catene 
da politici e finanzieri bianchi 
con colletti bianchi 
e canini e incisivi sorridenti 
e perfettamente bianchi, 
che in meno di trent'anni 
ci hanno fatto schiavi

Ma dimmi tu questi negri 
che hanno scoperto ora che la terra è una, 
è rotonda, 
e che a seguire la rotta della loro fame
Si arriva dritti dritti alla nostra opulenza

Ma dimmi tu questi negri 
che facessero come i nostri nonni:
cioè tornare nella giungla e sui rami alti 
visto che sono loro i nostri progenitori
e che l'umanità è tutta africana

Ma dimmi tu questi negri che non rispettano i confini della nostra ignoranza e i muri della nostra paura

Ma dimmi tu questi negri che persino si comprano le sigarette 
dopo che noi ci siamo fumati le loro foreste, 
le loro miniere, 
il loro passato,
il loro presente 
ma abbiamo commesso l'imperdonabile errore di lasciargli una vita 
e un futuro 
a cui dimmi tu, questi negri, 
non rinunciano mica

Ma dimmi tu questi negri 
che si portano il loro Dio da casa 
anziché temere il nostro, 
e sanno ninna nanne e leggende e favole più antiche delle nostre e parlano male la nostra lingua
Ma benissimo le loro che però noi non capiamo.

Ma dimmi tu questi negri a cui non vogliamo stringere la mano 
né far mettere piede in casa, 
sebbene a ben guardare 
abbiano i palmi delle mani e dei piedi perfettamente bianchi 
Proprio come i nostri."

(a. m.)