CAGLIARI. "C’è qualcosa di profondamente contraddittorio in quello che sta accadendo sul mercato del Pecorino Romano. Ed è arrivato il momento di dirlo con chiarezza", denuncia Coldiretti Sardegna in una dura lettera aperta diffusa oggi. Perchè la domanda, quella che Coldiretti pone, è "chi ha interesse a svalutare il prezzo del Pecorino"? E ancora, come è possibile che si sia fatto ricorso al latte importato da altre Regioni se poi ci si lamenta di una sovraproduzione?
L'organizzazione sottolinea che"la Regione Sardegna ha messo in campo 30 milioni di euro attraverso PR Service per gestire le eccedenze di formaggio e strumenti finanziari, come i minibond, per sostenere la liquidità delle imprese di trasformazione".
Nonostante gli aiuti, Coldiretti punta il dito contro la svendita del prodotto che trascina al ribasso l'intero comparto: "Davvero possiamo parlare di una crisi di sovrapproduzione quando il prodotto disponibile supera la domanda di mercato, secondo le stime, di circa l’8%, una quantità equivalente indicativamente a un mese di vendite? È uno squilibrio così straordinario da giustificare un crollo delle quotazioni oppure una situazione che può essere affrontata attraverso una corretta programmazione commerciale, un’attenta gestione delle scorte e l’utilizzo degli strumenti finanziari disponibili?".
Nel documento viene quindi posta la domanda: "Chi ha interesse a far scendere il prezzo del Pecorino Romano? Nessuno intende negare le difficoltà che il mercato sta attraversando. Ma siamo di fronte a una reale crisi commerciale, a difficoltà finanziarie di alcune strutture oppure al rischio che qualcuno stia approfittando del clima di incertezza per acquistare domani a prezzi più bassi e rivendere successivamente con maggiori margini?".
L'associazione chiede pertanto trasparenza totale alla filiera, pretendendo "di conoscere quali strutture stanno vendendo a prezzi inferiori alle quotazioni di riferimento, quali quantitativi stanno immettendo sul mercato e per quali ragion", rimarcando che "non è accettabile che le eventuali difficoltà o convenienze di pochi possano compromettere il lavoro e il reddito di migliaia di allevatori sardi".
E poi: "Come possiamo lamentare un eccesso di formaggio prodotto e, contemporaneamente, aver fatto ricorso all’importazione di latte da fuori dall’Isola? Se avessimo valorizzato pienamente la materia prima già disponibile in Sardegna, probabilmente oggi ci troveremmo davanti a una situazione diversa".
L'appello si conclude con un richiamo perentorio all'assunzione di responsabilità collettiva: "Se esiste una crisi reale, la si dimostri con i numeri. Se esistono difficoltà finanziarie, vengano affrontate con gli strumenti disponibili. Se invece qualcuno sta alimentando una rappresentazione esasperata della crisi per trarne vantaggio, è necessario fare piena luce".