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CAGLIARI. Il dolore per la perdita delle proprie figlie trasformato in un impegno comune contro l'odio e la vendetta. È il messaggio portato oggi a Cagliari dall'israeliano Rami Elhanan e dal palestinese Bassam Aramin, protagonisti di un incontro con gli studenti nell'aula del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell'Università di Cagliari. Due padri che, dopo aver vissuto sulla propria pelle le conseguenze del conflitto, hanno scelto di viaggiare insieme per promuovere il dialogo e costruire un percorso di pace. Entrambi sono stati proposti per il Premio Nobel per la pace.
L'appuntamento rientra nel progetto "Venti di pace", promosso dalla Fondazione Giuseppe Dessì e dall'associazione Genti Arrubia. Dopo l'incontro di ieri a Villacidro, la testimonianza dei due padri arriva nel capoluogo, dove il confronto con le giovani generazioni diventa l'occasione per riflettere sul rispetto reciproco e sulla possibilità di superare l'odio. "Il dialogo che noi portiamo avanti oggi è un dialogo basato sul rispetto dell'altro, il rispetto della persona che è accanto, un dialogo che prevede una grande dose di umanità e di civiltà. Questo è quello che noi portiamo avanti da anni", spiega Elhanan.
L'incontro con gli studenti è una delle tante occasioni in cui i due uomini raccontano la propria esperienza. Il loro obiettivo è mostrare un modo diverso di affrontare il conflitto. "Noi non rappresentiamo due Paesi, noi rappresentiamo un altro modo di affrontare la cosa, rappresentiamo il dolore che la guerra porta, in modo che tutti sappiano che possa essere superato e mai più ripetuto", ha detto Elhanan.
Per Bassam Aramin il dialogo è un passaggio fondamentale, ma non può essere il punto di arrivo. "Il dialogo è uno strumento, certo, importantissimo. Quello che noi vogliamo fare però è andare oltre il dialogo e andare verso l'azione. Noi vogliamo dire che il dolore diventi un mezzo per superare l'odio e la vendetta e per costruire dei ponti fra le persone e fra i popoli", fa sapere Aramin.
L'importanza di portare questa esperienza tra i giovani è sottolineata anche da Antonella Cavallo, segretaria generale della Fondazione Giuseppe Dessì. "È stata una lezione di educazione civica live, come si direbbe oggi. Credo che questo sia un messaggio fondamentale in un momento storico molto complesso, in cui parlare di dialogo e rispetto è necessario", fa sapere Cavallo.