Salvini si dimette da leader della Lega: "Necessario per ricandidarmi"

MILANO. Il segretario della Lega Matteo Salvini e i vicesegretari Claudio Durigon, Silvia Sardone e Alberto Stefani hanno rassegnato le proprie dimissioni. Un passaggio "già da tempo concordato e previsto" - fa sapere il partito - e soprattutto "necessario" in vista del Congresso straordinario del 24 e 25 ottobre all'Allianz MiCo Arena di Milano. Lo riporta Adnkronos. 

Un nuovo simbolo, senza la dicitura 'Salvini premier' ma soprattutto una segreteria politica, che si riunirà ogni settimana per coordinare i vari livelli territoriali del partito. Queste le novità importanti annunciate dal segretario, dopo il Consiglio federale che ha approvato il regolamento per il Congresso straordinario.

A traghettare il partito in queste ultime due settimane sarà il tesoriere Alberto Di Rubba, nominato vicesegretario vicario, dopo le dimissioni di Salvini e dei suoi vice. Un passaggio "concordato da tempo" e soprattutto "necessario", in vista dell'appuntamento di fine mese, annunciato sul pratone di Pontida il 20 settembre. "La stampa per due mesi ha scritto che il raduno sarebbe stato un flop e uno scontro, invece è stata una giornata bellissima. Conto che anche il Congresso porti tante idee e contributi e che vengano tutti quelli che hanno qualcosa da dire e da dare", ha detto Salvini dopo il Federale, da cui è uscito "ben contento".

Con lui nella sede di via Bellerio c'erano - tra gli altri - i suoi vice Silvia Sardone e Claudio Durigon (il terzo, il governatore del Veneto Alberto Stefani era collegato a distanza), il presidente della Camera Lorenzo Fontana e il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, responsabile della commissione che ha curato il regolamento del Congresso straordinario. Il testo (17 articoli contenuti in 5 paginette), che l'Adnkronos ha potuto visionare, prevede il voto palese per tutte le mozioni e gli atti di indirizzo.

"Il voto segreto lasciamolo al Parlamento e ai franchi tiratori", ha detto Salvini. La mossa, lo mette al sicuro da eventuali tentazioni frondiste, a partire dalle richieste del cosiddetto fronte del Nord, che potrebbe chiedere al congresso un maggior impegno per le regioni settentrionali, chiedendo la 'correzione' delle linea 'nazionale' del leader.