Culture

Sardinia archeo festival, un viaggio attraverso la storia del Mediterraneo

CAGLIARI. Il Mediterraneo sempre in mutamento e trasformazione, viene messo al centro di dibattiti, conferenze, video proiezioni e angoli musicali nella prima edizione del Sardinia archeo festival. Una tre giorni dal titolo "Rotte e approdi" (19, 20, 21 luglio), con appuntamenti dalla mattina alle 9.30 fino alle 23, all'Hostel Marina di Cagliari (scalette di San Sepolcro, 3), in cui all'archeologia vengono uniti diversi linguaggi, senza dimenticare la sua funzione sociale, aprendo quindi un dialogo tra passato e la contemporaneità. 

 
"L'obiettivo che ci siamo posti è duplice, da un lato vogliamo divulgare l'archeologia a un pubblico ampio e dall'altro c'è il tentativo di creare un dialogo tra l'archeologia e ambiti culturali a lei più affini o altri che sono solo apparentemente a lei più distanti come l'attualità sociale e politica", spiega Alice Nozza, presidente dell'associazione onlus Itzokor.
 
Da segnalare lo spazio dedicato alla musica, tra la tradizionale sarda e la sperimentazione, in cui il nostro grande mare sarà centro di attenzione e ispirazione. Il viaggio verrà inaugurato alle 21 dalle launeddas di Luigi Lai, declinato dalle installazioni sonore e narrative di Pitano Perra. Successivamente ci sarà l'appuntamento con la musica sperimentale, dal titolo "AttraVerso il MediTerraneo", in cui fonemi antichi e moderni si intrecciano ai suoni ancestrali dell'elettronica mentre le voci poetiche e narranti di Roberto Belli, le percussioni di Massimiliano Murru e le musiche di Arnaldo Pontis faranno fare un viaggio a ritroso nel tempo dal passato al contemporaneo dal mare fino all'interno della Sardegna. 
 
Il giorno dopo, sarà la volta di Gianfranco Maxia che, col suo progetto "Visto partire" lascerà la costa europea per affacciarsi al Medioriente. Il suo repertorio basato su pezzi della tradizione isolana, sono dei rielaborati per launeddas, chitarra e cajon, corredato da brani originali, tutti cantati in lingua sarda. 
 
Un altro viaggio importante una sperimentazione sonora farà da chiusura del festival, attraverso "Il presagio del ragno", un documentario di Giuseppe Casu, dove si declina la fatica dei tonnaroli con le corde dell'arpa elettrica di Raoul Moretti, il mandoloncello e la chitarra di Tonino Macis, il Bozouki e la voce di Battista Dagnino e la voce narrante di Gerardo Ferrara.
 
Il festival è stato ideato dall'Associazione culturale Itzokor Onlus, con la collaborazione di RadioBrada e il contributo di Fondazione di Sardegna.
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