Culture

"L'ultimo pizzaiolo": Naitza racconta le memorie dei proiezionisti del cinema

 

Il ricordo, gli aneddoti di tre anziani proiezionisti. Tre "pizzaioli": Mario Piras, Luciano Cancedda, Dante Cadoni. Ultimi sacerdoti di un rito laico, un mestiere ormai soppresso dalla tecnologia. La quarta voce è quella di Pino Boi, cagliaritano verace, "figlio del cinema" come si definisce lui: il padre era proiezionista e rumorista già ai tempi del muto all'Olympia.

"L'ultimo pizzaiolo", il nuovo documentario di Sergio Naitza, non racconta il cinema del passato con nostalgia, ma vuole essere la difesa della memoria pubblica e privata che appartiene a tutti. Il film verrà proiettato in prima assoluta a Sassari, durante il Sardinia Film Festival, martedì 25 giugno alle 18.30 al Palazzo di Città - Teatro Civico.

Le immagini dei cinema della Sardegna abbandonati, disabitati e fatiscenti scorrono nel documentario girato da Davide e Luca Melis con la collaborazione di Maurizio Abis al montaggio: "squarci di natura morta, reperti di archeologia industriale - racconta il regista Naitza - frammenti di un luogo sconsacrato che sembra remoto ma in realtà è passato recente. L'idea era di far precipitare lo spettatore di nuovo in quel bozzolo buio con lentezza ieratica, insistente e latente, lasciando che un dettaglio o un totale, un movimento laterale o un leggero dolly, facessero riemergere quell'atmosfera che puzzava di fumo e variegata umanità dimenticata".

Lo spettatore viene accompagnato nell'immersione di quel paesaggio industriale grazie alle musiche di Arnaldo Pontis, elaborazioni elettroniche che annullano l'effetto nostalgico ed entrano in dicotomia con l'impianto visivo. Su alcune di queste tracce si innesta il lamento della chitarra elettrica di Matteo Casula  intrecciandosi con vibrati in loop e note di piano. Il tutto conferisce una frattura, un distacco emotivo dalle immagini.

L'atmosfera cambia nei titoli di coda. La soundtrack finale trascina in uno stato di malinconia struggente, in sintonia con le immagini delle sale chiuse che rimandano alla magia e all'illusione del cinema dei vecchi tempi: è un brano del 1939 intitolato "Signora illusione" che è stato gentilmente concesso da Lia Origoni, la cantante sarda di La Maddalena che negli anni '40 era una vera e propria star, molto nota in Italia e in tutta Europa, ancora in vita, quest'anno compirà cent'anni. 

Il film è stato prodotto da Karel col contributo di Fondazione di Sardegna, la collaborazione della Società Umanitaria-Cineteca Sarda, Arionline e il sostegno della Fondazione di Sardegna Film Commission.

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