CAGLIARI. Si chiama Aquila 100 ed è un super drone, ha un cavo collegato, è in grado di monitorare l’area con le telecamere ed emettere versi che fanno scappare gli uccelli simulando il richiamo di pericolo. È solo l’ultimo accorgimento che sta mettendo in campo l’aeroporto di Cagliari per combattere il fenomeno del wildlife strike, ovvero l’impatto tra un aeromobile ed uno o più volatili. Se ne è parlato oggi durante un workshop all’aeroporto Mameli  organizzato da Sogaer e Italian Flight Safety Commitee "Wildlife strike". Perché è vero che l’aeroporto di Cagliari è virtuoso sotto questo punto vista, riesce a contenere il fenomeno rispetto ad altre città italiane (a Elmas 0,02% è l’incidenza, l’Enac indica come pericolo, quindi la soglia massima, lo 0,5), ma è comunque un’area ad alto rischio. Lo 0,06 per cento è la percentuale invece di incidenti per numero di movimenti, solo 23 in un anno. “Nonostante sia un aeroporto costiero, al centro di un’area protetta, ha un’incidenza bassa”, ha spiegato Alessandro Montemaggiori ornitologo esperto conservazione e gestione natura, “il gabbiano reale rimane il nemico numero uno”. Tra i rischi ci sono l’evento catastrofico (estremamente rari), ma soprattutto i danni economici legati ai ritardi. “La difesa migliore è la gestione del territorio”, ha precisato Montemaggiori, “Cagliari deve continuare a monitorare la situazione per capire se il fenomeno aumenta”. E proprio per continuare a combattere il fenomeno, la Sogaer sta sperimentando Aquila 100. “Nel momento n cui si verificherà la sua effettiva utilità”, ha detto il direttore generale Alessio Grazietti, “verrà data una licenza per l’utilizzo”.