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CAGLIARI. Cercasi donatori di impronte digitali contro il furto dell'identità. L’appello arriva dalla Divisione Biometria del PraLab del Dipartimento di Ingegneria elettrica ed elettronica dell'ateneo cagliaritano cerca volontari disposti a “donare” le proprie impronte digitali per realizzare un database non commerciale da utilizzare solo ed esclusivamente per testare le soluzioni progettate per sopperire a eventuali attacchi informatici ai sistemi di riconoscimento di impronte digitali. Il processo di acquisizione, spiegano dall'Ateneo, è reso totalmente anonimo ed è a fini di ricerca scientifica, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy.

Si tratta di un’iniziativa che i ricercatori guidati dal responsabile della Divisione, il professor Gian Luca Marcialis, stanno realizzando nell’ambito della “Fingerprint Liveness Detection Competition”, un confronto a livello internazionale tra gli operatori che si occupano dei sistemi di riconoscimento di un individuo.

La Liveness Detection è una disciplina che studia l’autenticità delle caratteristiche biometriche per combattere gli attacchi ai sistemi di riconoscimento automatici tramite repliche artificiali dei tratti caratteristici individuali. Questo tipo di attacchi a sistemi di identificazione è noto in letteratura con il nome di attacchi diretti (presentation attack), spoofing o fake. In altre parole, la Fingerprint Liveness Detection cerca di rispondere a domande del seguente tenore: questa impronta digitale è stata prodotta da un dito ‘vero’ o da una replica artificiale?

Questa operazione, necessaria in molti momenti della giornata, è oggi ancora affidata a strumenti come il possesso di una chiave o di un tesserino, la conoscenza di una password o di un pin: tutti strumenti che non garantiscono totalmente circa l’identità del possessore, in quanto possono essere illegittimamente sottratti, ma anche smarriti o dimenticati. Al contrario, i sistemi di riconoscimento biometrici, su cui da tempo studiano i ricercatori dell’Università di Cagliari con costanti riconoscimenti internazionali, fanno affidamento su caratteristiche fisiche proprie dell’individuo (volto, impronta digitale) e ci identificano per quello che siamo e non per ciò che ricordiamo o possediamo.

Negli ultimi anni la diffusione di sistemi di identificazione biometrica ha reso necessario lo studio della loro sicurezza, evidenziando come sia possibile ‘rubare’ anche i tratti biometrici di una persona, per esempio costruendo un calco dell’impronta digitale, e così ingannare i sistemi di riconoscimento grazie a repliche artificiali.

La raccolta di impronte digitali avviata dai ricercatori va in questa direzione: i volontari interessati potranno partecipare compilando il modulo sul sito del dipartimento indicando data e ora a più congeniali.